Sedetti e fui colpito dalla delicata bellezza di quella signora abruzzese che adesso teneva gli occhi socchiusi e la fronte rivolta verso l'alto, con la testa abbandonata sulla spalliera.
L'osservai con più profondità e notai due rivoli di lagrime scenderle dalle lunghe ciglia e, attratti a terra dalla gravità, solcarle le gote accese da un caldo rossore.
Mi volsi verso l'amica che non osava parlarle per non attirare l'attenzione di noi passeggeri verso quella tristezza, a me sempre più dolce e amorevole. Mi sentivo fortunato e quasi lusingato nel partecipare segretamente alle sofferenze sommesse di quella donna.
Non avrei distolto l'attenzione se, d'un tratto, il bimbo non avesse cominciato ad urlare, oppresso dal rumore del treno sulle rotaie e dalla scomodità dell'abbraccio della mamma inesperta.
Nella tranquillità rotta ed ormai assente, il signore che leggeva abbassò il libro e cominciò a perlustrare con lo sguardo la stanza; indi indugiò sulla piccola creatura e ne ebbe un'evidente commozione, sorrise e guardò la mamma impacciata ed imbarazzata da quel frastuono impressionante. Poi quell'uomo divenne serio e si alzò, quasi volesse andarsene per non esser disturbato; ma si volse verso il poggia-borse sopra di lui, rovistò per un po' nella sua valigetta e ne trasse un piccolo astuccio; lo pose sul tavolino che aveva di fronte e riprese il libro in mano, di modo che tutti smisero di guardarlo. Quando fu sicuro di non esser più al centro dell'attenzione (il volume del pianto stridulo di quel lattante si era fatto ormai insopportabile), trasse dall'astuccio una armonica e iniziò a suonarla con tanta delicatezza che anche il pargoletto sembrava essersi placato; mi volsi verso la donna che piangeva, proprio nel momento in cui schiuse le palpebre, mostrando apertamente gli occhi castani infuocati dal pianto. Colpita e acquietata anch'ella dal suono celestiale di quello strumento, si sporse in avanti per ammirare quell'uomo; poi si ritrasse di nuovo con la testa sulla spalliera guardando il soffitto con aria profonda. La ragazzina, piena di gratitudine, sembrava quasi affascinata dall'angelico suonatore.
Mentre la donna romagnola contemplava estasiata quell'idillio soave ed inatteso, l'uomo smise di suonare e con voce calda e rassicurante intonò una nenia:

Addormete poveru fiju, sognate d'esse 'nu rre;
ju bòe e j'asiniju rescalleno l'aria pe' tte.
Preca la mamma, se stregne 'n zinu ju citulu sé.

Fatte la ninna, fatte la nanna,
fa tantu friddu carucciu mé.
Non tenco coperte ma paja,
core de mamma porella mmé.

Il bimbo dormiva placidamente, la mamma ascoltava con gratitudine le ultime note intonate dall'armonica, le due amiche si guardavano tranquille, mentre il mio coetaneo scuoteva la testa al ritmo della musica che il walk-man gli suonava alle orecchie, unico, ignaro spettatore del più bello spettacolo cui abbia mai assistito.

Alfredo

7

Copertina | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12