Drizzate le antenne

Intervista al dott. MATRIGARDI
responsabile dell' ARTA

C'è una grossa componente emotiva sulla problematica delle antenne cellulari: non è un fatto di mala informazione o di poca capacità di informarsi, ma è proprio la percezione del rischio da parte della persona che porta a catalogare la situazione come rischiosa.
Cosa vuol dire in parole povere?
Per comprendere meglio basta confrontare due realtà: l'Argon e le antenne cellulari. Il primo è un gas cancerogeno per il polmone, potenzialmente micidiale, che può esser presente nelle nostre case, inodore, non percettibile dagli altri sensi umani, del quale però si sente parlare molto poco: un rischio reale, concreto e quantificato, ma appunto perché è inavvertibile dai sensi, non allarma "direttamente". Al contrario la situazione delle antenne: essendo visibili all'occhio vengono avvertite come nocive quando in realtà non lo sono, e nonostante questo, è un discorso su cui ci si confronta e ci si scambia "informazioni" nei più disparati luoghi della quotidianità.
Per questo particolare approccio emotivo, che ha coinvolto grandi masse, la legislazione è stata spronata al fine di garantire il rispetto delle normative in merito ai suddetti manufatti: nel corso degli ultimi due anni l'A.R.T.A. (Agenzia Regionale per la Tutela dell'Ambiente), garante della sicurezza e l'igiene ambientale, si è attrezzata in maniera tale da effettuare delle verifiche su questi impianti. L'impianto di un antenna cellulare è sottoposto a controllo della pubblica amministrazione.
Il controllo si articola in due fasi: preventiva e consuntiva. Il singolo impianto che deve esser installato viene preventivamente sottoposto a controllo; dopo l'installazione e la "messa in funzione" l'ARTA effettua un ulteriore controllo per verificare se i campi emessi sono coincidenti o meno a quelli dichiarati.
Le emissioni devono rispettare dei limiti regionali e nazionali estremamente rigorosi, che in Italia sono molto più restrittivi rispetto a quelli imposti in Europa. Il controllo sul campo di emissione non viene ripetuto a distanza di tempo: questo perché non è possibile avere picchi o sbalzi diversi da quelli rilevati, né tanto meno è possibile che un gestore modifichi le emissioni. A tutt'oggi non è stata rilevata dall'ARTA alcuna difformità sugli impianti di antenne cellulari nella città dell'Aquila.

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