Erano diversi anni che questo nostro prelibato legume non dava più
soddisfazioni a chi con tanta cura e fatica lo coltivava.
Quest'anno invece c'è stato un buon raccolto sia come quantità che come qualità.
Per lungo tempo, fino agli anni sessanta, i fagioli erano ritenuti "carne dei poveri" e per la
buona disponibilità della mano d'opera, se ne producevano ingenti
quantitativi che, oltre a soddisfare il mercato locale, trovava sbocchi
commerciali anche fuori regione.
E' pur vero però, che sono rimasti ben pochi terreni
idonei alla coltivazione dei fagioli, se si considera
che il Nucleo Industriale ne ha sottratto una buona fetta e
che l'abbassamento delle falde acquifere ha completato
l'opera, facendo sì che decine di ettari di terreno
(sicuramente i migliori), siti nella parte alta della pianura di
Paganica, non siano più irrigabili.
Oggi però, in un contesto in cui le grosse fabbriche del comprensorio continuano a licenziare persone ancora giovani in grado di poter dare il proprio contributo al mondo produttivo, ma purtroppo non riconvertibili alle esigenze delle nuove tecnologie, si rende opportuno, se non indispensabile, il ripristino dell' irrigazione, mediante opere di contenimento e canalizzazioni, di tali terreni per consentire il recupero di una parte del reddito perduto che nel nostro paese coinvolge centinaia di famiglie.
Le caratteristiche organolettiche dei fagioli di Paganica hanno fatto in modo che entrassero di diritto all'Atlante dei Prodotti Tradizionali d'Abruzzo con il D.L. 173/98 e D.M. 350/99. A pagina 185 nella posizione 24 troviamo fagioli "a pane" e a pagina 189 posizione 26, fagioli "a olio".
Un' altro fattore che ha determinato l'inserimento nell'Atlante dei prodotti tipici , è dato da elementi che comprovino che le metodologie adottate, siano state praticate in maniera omogenea e secondo regole tradizionali per un periodo non inferiore ai 25 anni.
Per quanto riguarda i nostri fagioli "a pane" più conosciuti come "fasciori bianchi colle mazze",
troviamo un riferimento sulla coltivazione di questo legume a Paganica sul libro di Teodoro Bonanni "Le antiche industrie della provincia dell' Aquila" scritto nel 1888: "…di più specie sono i faggioli: ne hanno vanto i bianchi, la sementa dei quali pervenuta da Marsiglia in Paganica per cura del Marchese Giovanni Battista Dragonetti nel principio del secolo che volge, si è a poco a poco diffusa par ogni dove e la loro quantità produttiva è in ogni anno di circa 30 mila tomoli.
Quasi simile è l'annuo prodotto complessivo degli altri faggioli, delle fave, delle lenticchie, dei ceci, delle cicerchie, dei piselli, delle vecce, degli ervi e dei lupini. Talora i cattivi influssi delle meteore rendono su i loro ricolti…"