TAVOLA ROTONDA

"Quale futuro per Paganica?"

Nell’ambito delle manifestazioni culturali di PAGANICHESTATE 2002 l’Associazione Culturale  Il Moro  ha organizzato, presso il Centro Civico, la tavola rotonda  Quale futuro per Paganica? - Proposte ed idee per lo sviluppo della X Circoscrizione .
Sono stati invitati al dibattito, oltre ai consiglieri comunali di Paganica ed i consiglieri della X Circoscrizione, anche gli Amministratori del comune dell’Aquila.
Hanno partecipato gli assessori Vito Bergamotto (al personale) e Maurizio Leopardi (ai lavori pubblici). Il presidente dell’Associazione Angelo Alfonsetti ha introdotto i lavori, mentre Claudio Panone ha relazionato sulla motivazione del declino di Paganica e sugli interventi urgenti per rilanciare la X Circoscrizione.
Con la soppressione delle autonomie comunali operata a seguito del R.D. 29/07/1929 n.1564, Paganica e gli altri centri hanno visto svanire quel ruolo attivo nel contesto territoriale che fino ad allora avevano avuto. Con la creazione del  grande Comune , si cercava di mantenere quell’egemonia nell’ambito regionale minata dalla perdita dei territori sottratti all’Aquila per la nascita delle province di Pescara e Rieti, volute dai due potenti gerarchi Acarbo e Potenziani. Con la creazione della  grande Aquila  si poteva dare corpo ed esecuzione all’ambiziosa e vasta operazione di trasformazione urbanistica e di sviluppo turistico della città.
Il complessivo impegno finanziario portò una gravosa esposizione debitoria dell’amministrazione podestarile.
Intenso e sistematico fu, di conseguenza, il prelievo di risorse che si verificò nei centri aggregati. Sotto il profilo fiscale gli ex comuni vennero sottoposti a pesanti tributi sui terreni, elevati di 4-5 volte rispetto ai carichi di tassazione applicati dalle precedenti amministrazioni autonome. Questa intensa pressione dette luogo ad accesissime proteste in tutti i centri annessi, come la generale sollevazione nel 1930. Ma i moti più veementi furono registrati nel 1934 a Paganica dove gli abitanti ingaggiarono vibranti scontri con la forza pubblica intervenuta a punire i riottosi alle imposizioni fiscali. Sempre allo scopo di ricavare proventi, il Comune cedeva boschi e pascoli a ditte private forestiere limitando così fortemente gli antichi e vitali diritti di uso civico delle popolazioni. Dal punto di vista amministrativo, i Comuni aggregati furono enormemente trascurati.
Da parte dell’Amministrazione podestarile non venne messa in atto la benché minima strategia di interventi che potessero favorire prospettive di crescita per gli ex Comuni. Venuta la Repubblica i paganichesi sperarono in un migliore avvenire, ma fu speranza vana: il territorio è stato violentato ripetutamente mentre mai sono state realizzate opere qualificanti.

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