Sono una donna di mezza età, ho due figli e sono sposata da trentatre anni.
Sono stata fermamente convinta fin dall'inizio del mio matrimonio dell'importanza della famiglia, sulla quale ho riversato tutte le mie energie e aspettative di donna e madre.
Al principio tutto sembrava scorrere tranquillamente, ma più gli anni passavano e più una foschia impediva alla mia vista di guardare limpidamente il panorama della mia vita.
In ogni famiglia ci sono i soliti problemi, ma più passava il tempo e più mi rendevo conto che l'amore per mio marito mi offuscava la realtà: ero sola nel condurre la mia famiglia. Ho lottato, combattuto per tenerla unita, ma alla fine la disgregazione, seppur parziale, è stata inevitabile.
Quando ciò è accaduto psicologicamente ero molto forte, ma con il trascorrere del tempo altri problemi hanno appesantito la ormai precaria situazione familiare. Non trovando in mio marito una spalla su cui appoggiarmi, ma solo indifferenza, ho deciso di separarmi in casa.
Diventavo sempre più fragile psicologicamente, e lo diventavo sempre più poiché cercavo con tutte le mie forze di risanare un rapporto coniugale che, evidentemente, volevo solo io. Ho iniziato a cercare rifugio nel bere qualche bicchiere, ed allora mi sembrava di essere più grintosa nell'affrontare la vita. Così ogni qual volta si presentava un problema mi "attaccavo" al bicchiere. Per un po' questo meccanismo ha funzionato, a pian piano, senza rendermene conto ciò che prima era iniziato in sordina, era diventato una vera e propria abitudine.
Ero diventata a tutti gli effetti un'alcolista, senza accorgermi che più mi attaccavo al bicchiere, più mi staccavo dalla vita. La situazione da governabile (riuscivo per brevi periodi a smettere di bere) era diventata insostenibile: a mezzogiorno avevo bevuto già un paio di bicchieri.
La cosa particolare è che non mi sarei mai dichiarata un'alcolista, perché al massimo bevevo nel corso dell'intera giornata un litro o un litro e mezzo di vino, insomma non mi sembrava una quantità eccessiva confrontata a quelle dei bevitori incalliti.
Il fisico e il cervello erano talmente impregnati di sostanza che anche un bicchiere faceva il "suo" effetto. Tutto ciò ovviamente avveniva nella discrezione delle mura domestiche, custodi silenziose di un malessere che agli amici e ai parenti più stretti non si rivelava.

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