Posso dire allora che siamo di fronte ad un gioco truccato, dunque ad una strategia precisa. Oggi anche le relazioni tra gli stati non sono più le stesse a livello mondiale. Infatti, sempre più spesso la sovranità nazionale è ceduta, a favore di qualche beneficiario. Stati, multinazionali, lobby finanziarie. Perfino organismi sovranazionali come la Banca Mondiale, l'organizzazione Mondiale dei Commercio (O. M. C.), che sono nati con i migliori intenti perequativi, si ritrovano ad agire con scarsa trasparenza e scarsa democrazia. All'interno dell' O. M. C. si dovrebbero affrontare e sottolineo affrontare, non risolvere, problemi quali il debito pubblico, gli squilibri commerciali dei paesi membri e invece? Mi perdonino gli economisti, quelli seri, ma io sono arrivata a questa conclusione. All'interno dell' O. M. C. tutti gli stati membri dovrebbero poter dire la loro, dovrebbero avere eguale forza contrattuale ed eguale competitività. Ma nella realtà primeggia l'assistenzialismo. Si danno contributi ai paesi poveri e poi si vende loro qualche prodotto. Ed allora si va in Africa, in America latina, si portano aiuti alimentari e dopo qualche anno si apre un bel fast-food e si vendono patatine fritte, panini e bibite con le bollicine. Nel frattempo l'artigiano locale continua ad arrangiarsi per sbarcare il lunario. Inevitabilmente poi quando lo sviluppo di un paese è legato all'esportazioni, si è vulnerabili agli eventi esterni. La povertà per uno stato troppe volte non è solo la mancanza di ricchezza ma anche la fuoriuscita di risorse. La soluzione potrebbe essere la promozione del commercio locale. Bisogno ripartire da sé, da quello che si ha già. Contare sulle ricchezze locali vuoi dire spesso, utilizzare attività mai sfruttate o sfruttate male. Ricordiamo inoltre che le ricchezze locali difficilmente vanno via. Pensiamo poi ai vantaggi per il mercato del lavoro. La domanda locale sarebbe soddisfatta da imprese locali. I cittadini da parte loro dovrebbero impegnarsi ad acquistare prodotti locali anche se a prezzi maggiori. Ho letto da qualche parte che la lotta più importante per le prossime generazioni sarà tra coloro che cercano merci a buon prezzo e coloro che credono nei luoghi. Anche lo stato e gli enti locali potrebbero dare una spinto al processo con delle riforme adeguate. Si potrebbe ipotizzare persino la nascita di banche locali magari "etiche" nella loro condotto. Naturalmente gli imprenditori dovrebbero riconvertirsi, e a questo punto non so più se riconvertirsi è un termine industriale o se riguarda più uno stile di vita. Recuperare il locale, a scanso di equivoci non vuoi dire però chiusura razzista, isolamento, bensì una vera e propria forma di autosostentamento. Si', insomma la logica della carità unilaterale non basta più, oggi va promossa la solidarietà, che costruisce più di ogni altra cosa. Il mondo, che il mercato globale offre, è fatto troppo spesso di insostenibilità economica, ecologica, di omologazione, di esclusione dell'alterità. Il papa ha ragione a sollecitare il rispetto per le persone e le diverse culture. Il commercio in tutte le sue forme deve essere al servizio delle comunità. E chiudo prendendo in prestito una frase che a me piace molto: "Città del mondo unitevi! Non avete niente da perdere, solo le vostre baraccopoli, le vostre povertà e le vostre spese militari". Io ne sono convinta, anche se qualcuno mi ha assicurato che secondo un sondaggio, gli studenti di economia sono i meno caritatevoli .... anch'io allora ho bisogno di "riconversione".

REMI'

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