DOSSIER:

"LA PENA DI MORTE...UNA STORIA CHE NON FINISCE"

Questo articolo racconta una storia che non è finita. Esso è reale e continua ad esserlo - in questi stessi momenti è all'opera la sua realtà - e partire da dove l'articolo finisce.

" Cook County Jail, la galera di sicurezza più grande d'America. Diecimila detenuti.
Chicago. Illinois.
Dentro, subito la burocrazia della galera e le perquisizioni. Mani lungo tutto il corpo fino alle piante dei piedi e dappertutto. Infilo un corridoio grigio. E trovo l'anticamera della morte. Alle pareti stanno appese le facce dei candidati all'iniezione letale. Uno per tutti: Frank Romeo. "Notice of death: date October 23 1999". Questo deve essere morto oggi, forse sta morendo in questo momento. Finalmente arrivo al posto dell'incontro. Un poliziotto con la stella da sceriffo esibisce un uomo grande e nero come un trofeo. L'uomo con la morte addosso ha manette anche ai piedi ... si siede al tavolo e qualcuno gli libera le mani violacee. Comincia così l'incontro con Edgar Hope, 40 anni, afroamericano, condannato a morte 2 volte dallo Stato dell'Illinois.
"Sono stato incolpato ingiustamente dell'uccisione di un poliziotto bianco, 18 anni fa. E poi ancora di un altro" dice Hope, ed io penso alle parole di Abu Jamal, detto Murnia, il cui caso incendia, oggi, l'America: "In questo paese chi ammazza un poliziotto bianco č morto pių di lui".
Hope continua il suo racconto: "Loro hanno bisogno di almeno due delitti per farmi morire, così da 20 anni cercano di dimostrare la mia doppia colpevolezza e ci riusciranno. Se non c'è il colpevole lo fabbricano su misura. Mi hanno fatto quattro processi, si sono materializzate prove inesistenti. Ma io non avevo un avvocato, sono povero". I bracci della morte pullulano di poveri, di handicappati mentali e di negri. "Sono già morto due volte. Perché è l'odore, è l'attesa della morte che ti ammazza in queste galere... li portano via la notte prima. Preparano il corpo.

Alcuni li depilano, ad altri rasano i capelli. Poi c'è l'ultima telefonata e l'ultimo pasto". Si ferma. Perché poi c'è l'iniezione. Tre minuti. Il primo paralizza i muscoli, l'altro gli porterà via la coscienza e l'ultimo fulminerà il suo cuore al cianuro. Lo conoscevo Antony Porter. Era innocente. E' arrivato a due ore dall' esecuzione. Ma lui che era mentalmente ritardato aveva degli attacchi di panico... Allora hanno aspettato. In America ti ammazzano solo se capisci. Il terrore te lo vogliono far sentire tutto. Lucido. Se non è così prima ti curano per bene". Torna al caso Porter. "Poi d'improvviso l'assassino confessò in televisione. Non tutti sono così fortunati, capisci?". Capisco e penso che hanno curato bene anche la pressione alta di Allen Davis. Ma quando l'hanno messo sulla sedia elettrica, sulla vecchia Old Sparky, vecchia scintilla, a quell'uomo grasso di 180 chili hanno preso fuoco i capelli. E le punte delle sue mani sono cadute carbonizzate. Per non parlare di quel condannato della Georgia che nonostante la scarica continuava a respirare ma nessuno pot&eacite; aiutarlo perché nessuno dei vivi può avvicinarsi a una sedia elettrica in azione. Il poliziotto torna per portare via Hope. Gli rimettono le manette. Si accomodano subito nei solchi profondi attorno ai polsi. Quest'uomo ha ucciso quasi vent' anni fa. Ha pagato e deve pagare, ma oggi non è più l'uomo di allora. Ucciderlo è un delitto freddo. Molto più feroce dei suo. Lo tiro per la manica: e se succedesse un miracolo? Sorride. "Andrei a passeggiare con mia moglie sulla spiaggia, è un sogno che faccio quasi tutte le notti".
Un altro morto che cammina ci aspetta. La pena di morte in America esiste in 38 Stati su 50; ma si applica solo in 28. E' Ia roulette della forca. Per lo stesso delitto muori se sei nato in Texas o vivi se sei cittadino del Michigan.
Il nome del secondo detenuto è Victor Strafford ma tutti lo chiamano Cortez.

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