Il poeta che voleva
cambiare il mondo


UOMO DEL MIO TEMPO

Sei ancora quello della pietra e della fionda
uomo del mio tempo.
Eri nella carlinga,
con le ali maligne - ti ho visto -
dentro il carro di fuoco, alle forche, nelle ruote di tortura.
T'ho visto: eri tu!
Con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo.
Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri,
come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
- Andiamo ai campi - e quell'eco
freddo, tenace giunto fino a te,
dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra.
Dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri e il vento
coprono il loro cuore.

Parole dure, forti che toccano le corde soffocate dei nostri cuori, che risvegliano i nostri pensieri forse un po' assopiti, dalla TV, dai computer, dall'alta tecnologia frutto della nostra "scienza esatta", il nostro motivo d'orgoglio di uomini moderni, che esplorano lo spazio e navigano in internet, testimonianza della nostra alta civiltà che, nonostante tutto, continua ad uccidere.
Com' è difficile credere che questa poesia, scritta nel secondo dopoguerra possa essere ancora così attuale anche nel 2000. Segno evidente che il mondo non è cambiato. Salvatore Quasimodo affermava: "la posizione del poeta non può essere passiva nella società, perché con la poesia si può arrivare al cuore degli uomini e indurli alla riflessione per cambiare il mondo", ma probabilmente gli uomini non hanno riflettuto abbastanza. Allora, forse, tocca a noi non restare passivi a ciò che ci circonda, perché nessuno può, né deve, restare indifferente.
Invitati a dimenticare l'odio e a perdonare crediamo che siano cose da eroi o addirittura da santi.
Ma, non esistono né santi né eroi, ci sono solo uomini tutti capaci di accogliere un messaggio di pace, tutti capaci di lottare per ciò in cui si crede. Se si sceglie di non farlo, beh, non ci si può lamentare che il mondo resti sempre lo stesso, e anche se Salvatore Quasimodo non l'ha cambiato, i suoi versi restano una spinta a fare in modo che questa poesia non sia più la descrizione della nostra realtà, ma diventi solo un amaro ricordo.

Valeria

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