La legge Gasparri

La legge Gasparri, sul riassetto del sistema radiotelevisivo e' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 3 maggio 2004. Pochi disegni di legge hanno innescato un dibattito così complesso, come quello generato dalla suddetta legge, nel quale obiettivi politici si intrecciano ad interessi economici.Tutto questo ha generato, inevitabilmente, molta confusione in tutti noi, diretti fruitori di questo mezzo di comunicazione.
La legge, che porta il nome del ministro delle Comunicazioni Gasparri, modifica le normative precedenti, la Mammì del 1990, e la legge Maccanico del 1997.
In sintesi i punti essenziali trattati dalla normativa sono i tetti antitrust, la pubblicità, il CDA RAI, la privatizzazione della TV pubblica e il digitale terrestre.

L'articolo 15 riguarda i tetti antitrust e le norme sulla pubblicità. Esso stabilisce che nessun possessore di emittenti televisive può conseguire ricavi superiori al 20% delle risorse del SIC, sistema integrato delle comunicazioni. Il paniere del SIC contiene i televendite e telepromozioni, da provvidenze pubbliche, da convenzioni con soggetti ricavi da canone, da pubblicità nazionali e locali, da sponsorizzazioni, da pubblici e da offerte televisive a pagamento. Un limite antitrust ulteriore è dato dal divieto per chi ha più di una rete televisiva di acquisire partecipazioni in imprese editrici e quotidiani fino al 31 dicembre 2008. Per l'opposizione, la legge confonde la tutela del pluralismo, che impone ad ogni operatore il divieto di acquisizioni di posizioni dominanti, con la tutela della concorrenza, che invece si limita a vietare l'abuso di posizioni dominanti.

L'articolo 20 ridefinisce i criteri di nomina dei vertici RAI. La TV pubblica avrà un consiglio di amministrazione composto da nove membri, in carica per tre anni e rieleggibili una sola volta. Cambiano anche i criteri di nomina: nella prima fase della privatizzazione sarà la Commissione di Vigilanza a nominare i sette membri del CDA, mentre gli altri due, tra cui il Presidente, saranno scelti dal Ministro dell'Economia. La nomina del Presidente è legata al parere favorevole della Vigilanza. Superata questa prima fase, l'assemblea dei soci nominerà i nove membri del CDA, i quali a loro volta eleggeranno il Presidente, sempre sotto il controllo della vigilanza. Riguardo i criteri di nomina del CDA RAI nella prima fase della privatizzazione, è necessario ricordare che la Corte Costituzionale, nella sentenza n.225 del 1974, aveva esplicitamente vietato la dipendenza diretta del CDA dall'Esecutivo.

Riguardo alla privatizzazione della TV pubblica, è stato avviato prima del 31 gennaio 2004 il procedimento per l'allontanamento dello Stato dalla RAI. Tuttavia l'opposizione ha dichiarato che la privatizzazione integrale della RAI non è compatibile con i principi del nostro sistema costituzionale, almeno finché essa resta società di interesse nazionale, concessionaria del servizio pubblico e legata allo Stato da una convenzione, come nell'attuale ordinamento.

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