-Cosa vi ha spinto a lasciare la vostra terra? Pensate di tornare un giorno?
Molte ragioni ci hanno spinto. Primo, il fatto che abbiamo due bambini. Secondo, il fatto che la nostra casa era in un posto molto rischioso: a 2-3 Km da una postazione dell'esercito israeliano. Spesso c'erano scontri tra i palestinesi e l'esercito, e noi ci trovavamo lì nel mezzo. Due volte la guerra è "entrata in casa nostra". Altre case sono state completamente distrutte. Eravamo costretti a dormire sempre in cucina perché era la stanza più sicura. A volte siamo dovuti andare via, in casa di mio fratello, un po' più distante. Ho dovuto chiudere la mia fabbrica di infissi in alluminio, la mia fonte di reddito. I soldati israeliani in risposta agli attacchi dei palestinesi a volte entrano nelle case e "sequestrano" i maschi adulti, portandoli in prigione per costringerli a denunciare i colpevoli. In questo modo mi sono ritrovato in prigione quattro o cinque volte, per quattro o cinque giorni ciascuna, e una volta addirittura per sei mesi, poi sono stato rilasciato perché non c'era alcuna accusa contro di me: mi avevano preso semplicemente perché ero palestinese. L'esperienza della prigione è stata terribile. Le cose che avete ascoltato e visto in televisione sulle torture nelle carceri americane non sono avvenute solo lì... spesso in alcune prigioni si usa la tortura come un mezzo abituale.
Una mattina, stavamo a casa e una fortissima esplosione ci ha svegliati tutti! Sono corso a vedere cos'era successo. Gli israeliani, dall'elicottero, avevano bombardato una jeep che pensavano fosse guidata da terroristi. Ho visto i quattro ragazzi musulmani che la guidavano -io li conoscevo: avevano tra i 24 e i 27 anni- arsi dal fuoco morire chiedendo aiuto, davanti ai miei occhi.
Ogni volta che vediamo un elicottero fuggiamo tutti in casa:
possono essere gli israeliani che vogliono colpire qualche

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