obiettivo e chiunque si trovasse per sbaglio nei paraggi potrebbe essere ucciso. Ogni mattina aprivamo gli occhi e vedevamo la guerra. Ci dicevamo: "Finirà, finirà"... ma la fine non arrivava mai! Non volevamo che i nostri figli vivessero ciò che abbiamo vissuto noi. Non potevamo lasciarli giocare da soli per strada perché in qualunque momento poteva succedere qualcosa. A volte i bambini si svegliavano nella notte e cominciavano a urlare, senza che ce ne fosse motivo. Credo non torneremo mai a vivere a Betlemme; ci torneremo solo per andare a trovare la nostra famiglia.

-Esistono discriminazioni tra gli israeliani e i palestinesi che vivono nella stessa zona?
I palestinesi che vivono a Gerusalemme o nei territori israeliani vivono bene. Hanno documenti diversi, migliori anche per andare all'estero. Però condividono assieme alle comodità anche gli stessi rischi degli israeliani! Se c'è un attentato i terroristi non fanno caso al fatto che ci siano palestinesi insieme agli israeliani.

-Cosa pensate della soluzione del muro?
Non è giusto. I Palestinesi vivono come in una grande prigione. Noi viviamo a Betlemme: se vogliamo andare a trovare degli amici a Ramalla, distante da Betlemme all'incirca come L'Aquila da Paganica, dobbiamo passare il muro e per farlo ci servono speciali documenti validi solo per un giorno. Dobbiamo andare a farceli rilasciare ogni volta daccapo in specifici uffici israeliani.

-I territori isolati dal muro sono poi lasciati "in pace" o comunque si vive la guerra?
Gli israeliani vengono con gli elicotteri, dal cielo. Possono farlo in qualunque momento. Stanno proteggendo loro stessi ma continuano a uccidere noi.

-Avete qualche amico israeliano?
Non amici stretti, ci conosciamo solo per lavoro. Prima dell'Intifada, invece, i rapporti erano molto più stretti.

-Oltre le cose brutte diteci qualcosa di bello della vostra terra, cosa vi manca?
La nostra famiglia e gli amici, innanzitutto. E poi Betlemme è una piccola cittadina molto antica: è bella. In particolare è splendida la Chiesa della Natività.

-Qual è il ruolo dei cristiani in mezzo a ebrei e musulmani? Cosa pensano di voi?
Il ruolo dei cristiani non è facile: sono nel mezzo! Preoccupati per il futuro, molti sono emigrati nei paesi occidentali.
I musulmani che hanno una certa cultura, hanno studiato e hanno una mentalità aperta parlano bene di noi. Alcuni, purtroppo, probabilmente per poca istruzione, prendono per buona una interpretazione radicale del Corano e vedono di cattivo occhio anzitutto gli israeliani ma dopo di loro anche i cristiani.
Gli israeliani semplicemente non si curano di noi. Quando gettano una bomba dagli elicotteri su un obiettivo "strategico" non importa chi colpiscono. Noi siamo cristiani, è vero, ma siamo comunque palestinesi!

-Cosa dà coraggio a coloro che hanno deciso di continuare a vivere lì?
Molti sono attaccati al loro paese e non lo vogliono lasciare. Hanno lì la propria casa, tutta la loro famiglia. Loro pensano che in futuro potrà tornare la pace. Forse in questo noi abbiamo perso un po' la speranza: noi pensiamo che non ci sarà la pace in Palestina. Di sicuro non a breve termine. E col muro la guerra non finisce ma comincia.

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