L'articolo 25 riguarda l'attivazione di reti televisive digitali terrestri, e prevede incentivi per l'acquisto dei decoder interattivi necessari alla ricezione. Entro il 2006, infatti, si dovrà completare il passaggio a questa nuova tecnica di trasmissione che sostituirà quella attuale, ovvero quella analogica. Dunque la legge consente proroghe alle concessioni analogiche fino al 2006.

Lo stesso articolo 25 stabilisce che, nonostante il limite del 31 dicembre 2003 concesso dalla Corte Costituzionale, Rete4 di Mediaset potrà continuare a trasmettere in analogico, a condizione che l'azienda investa consistenti risorse nel digitale terrestre già dal prossimo anno, e Rai 3 potrà continuare ad usufruire degli introiti pubblicitari.
Questo passaggio ha sollevato l'accusa dell'opposizione di voler favorire l'azienda che fa capo al Presidente del Consiglio, tanto più che la Consulta aveva stabilito che la situazione attuale non garantisce il pluralismo informativo e di conseguenza aveva fissato una certa data (il 31 dicembre 2003, appunto) per la vendita di una rete Mediaset.

Numerose, come abbiamo visto, sono state le critiche mosse alla legge Gasparri, e non solo dall'opposizione; non bisogna infatti dimenticare il rifiuto del Presidente della Repubblica Ciampi di firmare la legge e il conseguente rinvio alle Camere.
Una prima osservazione di Ciampi riguardava l'articolo 25, sull'accelerazione al digitale, che stabilisce che l'Autorità per le Comunicazioni ha dodici mesi di tempo (fino al 31 dicembre 2004) per verificare: la quota di popolazione raggiunta dal digitale terrestre, la presenza sul mercato di decoder a prezzi vantaggiosi, l'offerta al pubblico sulle reti digitali di programmi diversi da quelli presenti sulle reti analogiche.
Per Ciampi questo lasso di tempo di un anno, è in contrasto rispetto al termine finale indicato dalla Corte Costituzionale nel 31 dicembre 2003. In sostanza la Corte Costituzionale aveva indicato nel 31 dicembre 2003, la fine di una fase transitoria, mentre la legge Gasparri, la utilizza come data di inizio di questa fase. Inoltre, ha aggiunto Ciampi, la legge non fornisce indicazioni in ordine al tipo e agli effetti dei provvedimenti che dovrebbero seguire all'eventuale esito negativo dell'accertamento.
La legge Gasparri sembra dare per scontato che l'Autorità per le Comunicazioni non possa non constatare che il digitale ha ampliato il pluralismo informativo.

La legge Gasparri opera, quindi, in una situazione di complesso equilibrio fra la moltiplicazione di canali e offerte televisive, che dovrebbero risolvere il problema del pluralismo dell'informazione, e una reale situazione di forte concentrazione dei media nelle mani di pochi gestori.

Giorgia e Jumpy

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