Sabato 9 settembre 2000 - ore 00.30

Sto guardando la strada statale 17, dal finestrino di un autobus turistico e penso: "Accidenti, sono tre anni che non mi sposto da Paganica e mi sento come un bambino alla sua prima gita scolastica". Nasce così quest'esperienza. Siamo diretti a Torino, andiamo all'Ostensione della Sindone. Che parola difficile, "estensione", ma sta ad indicare l'esposizione del sacro lenzuolo, su cui è stato deposto "il"......Crocifisso. Questo viaggio ha subito un sapore particolare. Siamo 110 persone, ma si respira un clima di gran comunione. Arriviamo a Torino dopo una notte di viaggio e sento profondamente che questo spostamento è come se fosse un pellegrinaggio. Ma cosa o chi stiamo cercando? Facciamo la prima tappa al museo egizio. E' straordinaria la densità, la bellezza e la schiettezza di quei reperti. (Permettetemi un inciso ironico, ci sono mummie in tutte le salse - non che io abbia qualcosa contro le mummie!!).
Ma quello che stiamo cercando non è lì. Arrivano le 15.00, è l'ora della visita alla Santa Sindone. Siamo guidati in un percorso che c'introduce al silenzio e alla preghiera, ma il vero silenzio e la vera preghiera devono ancora arrivare. Entriamo in chiesa e ci sono tre corridoi. M'incanalo in quello centrale e sono davanti a........ un telo ingiallito dal tempo e dalle prove; mi colpisce subito la naturalezza dei colori; è come quando entri in una stanza buia e fai fatica a mettere a fuoco gli oggetti al suo interno.
All'inizio non sai dove posare lo sguardo, ti colpiscono dei segni marcati a forma di triangolo (scopriamo che sono i segni di bruciature, la Sindone ha rischiato di essere incenerita nel 1500), poi piano piano si fa avanti la figura. L'incontro ha una gran delicatezza, la figura non s'impone, si svela con il passar del tempo. Mi colpiscono le mani, le macchie di sangue su di esse, i colpi della flagellazione sulle spalle e la schiena. Hanno una limpidezza sconvolgente, è come se si avvertisse l'impatto e la violenza di essi su un uomo.
Una voce dall' altare c'invita ad uscire, riesco a dare si e no un'occhiata intorno; scorgo altri che come me si sono lasciati coinvolgere e mettono gli occhiali da sole. Chissà quanti ne ha sentiti di lamenti quell'uomo. Ma i lamenti, Lui sì che li capisce e li può ascoltare. Dicono le Scritture: "Uomo che ben conosce il patire". Esco dalla chiesa e noto intorno a me facce assorte e una gran compostezza. Mia madre mi fa una sorpresa, mi regala un' immagine del volto della Sindone su stoffa, che di tanto in tanto torno a guardare. Posso dire che tutto questo è l' esperienza della fede. METTERSI IN VIAGGIO, CERCARE E TROVARE QUALCOSA CHE ALL'INIZIO NON E' CHIARO MA POI SI FA SEMPRE PIU' EVIDENTE E SCOMBUSSOLA, INTERROGA E POI SANA. Il viaggio prosegue, abbiamo ancora altri posti da visitare nella gita, così come nella vita. Oggi mi tornano in mente le parole di un frate di Manoppello: "Non pensate a guardare, piuttosto lasciatevi guardare da questo volto" e penso "che bello che l'incontro con questo testimone silenzioso, non resti mai un incontro a senso unico!!!"
Grazie Amico della Sindone.

REMI'

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