Ero forestiero e mi avete accolto
Nell'editoriale di Italiacaritas di ottobre, la Caritas Italiana prende posizione sul complesso tema dell'immigrazione.
Ecco il testo integrale.
I motivi per cui immigrati di terre e fedi diverse arrivano in Italia sono riconducibili alla sfera economica e sociale: da una parte il grande squilibrio Nord/Sud (tutto a vantaggio dei paesi dei Nord, tutti o quasi di radice cristiana) con la conseguente aspirazione dei poveri a emigrare per migliorare; dall'altra il fabbisogno di manodopera non più reperibile in Italia: colf, fonderie, edilizia, lavori agricoli stagionali... Senza dimenticare
i rifugiati politici e la tratta di esseri umani. E' fuori strada chi pensa a una Chiesa e una Caritas interessate a favorire l'immigrazione; piuttosto, consapevoli dei forti costi umani di ogni sradicamento (pensiamo ai milioni di italiani emigranti!), ci confrontiamo con questo evento in forza della fede e della carità.
Società e istituzioni si sono trovate impreparate, si è proceduto con carenti misure d'urgenza. Però ultimamente si registrano atti e impegni apprezzabili - in un quadro obiettivamente complicato e nuovo - del legislatore e del gestore politico -istituzionale; senza dimenticare che ormai siamo in Europa, che la clandestinità fa dappertutto problema, che l'immigrazione illegale è favorita anche da interessi nostrani.
La Chiesa non poteva non impegnarsi nell'accoglienza, avrebbe tradito il Vangelo. Una fatica in più delle forze della solidarietà (spesso di laici e cattolici insieme) è stata l'insensibilità anche di una parte dei cattolici. La Chiesa non è chiamata solo all'aiuto d'urgenza, né tanto meno è un'agenzia sociale deputata a supplire le istituzioni. Ma può essere credibile in tutto il resto della sua proposta (annuncio, catechesi, sacramenti ... ) se non mostra che ogni uomo e donna - di qualsiasi popolo e religione - le stanno a cuore?
E poi non č detto che l'annuncio esplicito, che propone la conversione - desiderio di ogni autentico discepolo di Gesų, ma sempre dono dall'alto prima che frutto di strategie pastorali - sia il migliore approccio verso credenti di altre fedi, soprattutto se membri di comunità fortemente compatte. Talvolta la disponibilità al servizio, la tolleranza e il perdono (rimanendo saldi nella propria fede e limpidi nei comportamenti, offrendo e chiedendo pieno rispetto) sono già uno specifico evangelico, un vero e proprio "annuncio" al di là delle parole. E poi, il gesto supremo della nostra fede è il dono totale, gratuito e disprezzato di Gesù sulla croce.