La Caritas Italiana e le Caritas Diocesane (molte delle quali capaci di dedizione ammirevole, soprattutto nei territori di frontiera) si caratterizzano non solo e non tanto per l'assistenza ma piuttosto per la prevalente funzione pedadogica a due livelli: della comunità ecclesiale, di cui si favorisce la crescita attraverso la testimonianza della carità; delle persone accolte e accompagnate perché facciano un vero cammino di liberazione, che può partire da un piatto di minestra ma sarà completo nell' incontro con Cristo Salvatore. Quando la Caritas cerca la collaborazione con la catechesi, la liturgia e le altre componenti della pastorale, punta a una comunità cristiana che tutta intera accolga lo straniero nella giobalità delle sue esigenze materiali e spirituali, sociali e religiose. Ricordando che Gesù spesso partiva dall'attenzione ai bisogni concreti della persona (la salute, il pane ... ) per essere riconosciuto come Dio-con-noi e però rispettava anche chi, una volta guarito, non tornava a rendere gloria a Dio.
L'accoglienza disinteressata e non discriminante degli immigrati (come di molte altre persone nel bisogno) operata da molte forze cattoliche ha consentito di allacciare contatti, entrare in dialogo, superare pregiudizi, rendere meno distante la Chiesa a una parte di "lontani".
Quale pastorale, a partire dalle parrocchie, verso gli immigrati? Giocare in difesa o essere Chiesa aperta, evangelicamente inquieta di fronte ai "segni dei tempi"? La pastorale emerge dal confronto fecondo tra la Parola e la vita attraverso il discernimento comunitario; possa attraverso l'ascolto della persona, il rispetto dei desideri profondi, l'offerta disinteressata di percorsi di vita, fino alla pienezza dell' incontro con Dio-Amore.
Sul piano civile, si tratta di impostare i rapporti con gli immigrati in termini di diritti e doveri, all'interno di uno Stato laico che garantisce dignità e uguaglianza "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (Costituzione Italiana, art. 3).
Oltre a queste precise coordinate sul piano civile, ai discepoli di Gesù sta a cuore la possibilità di dialogare e confrontarsi con persone di altre fedi, conoscere valori religiosi e culturale profondi, moltiplicare occasioni d'incontro e tolleranza scommettendo che alla lunga questo avrà un effetto positivo anche sui gruppi religiosi più intransigenti e volorizzerà le componenti meno integraliste.
Infine, la Caritas Italiana non può dimenticare varie esperienze faticose ma positive portate avanti in questi anni in paesi a forte prevalenza isiamica, che accettano segni di presenza della Chiesa cattolica. Attraverso la via provvidenziale della carità, abbiamo constatato la positività del dialogo anche in vista di un pluralismo in quelle società.

Caritas Italiana

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