Sono sempre più persuasa, però, che, quando io scrivo, NON SONO NEUTRALE. Sono di parte. Non posso non essere di parte. Questa affermazione parte da una convinzione più profonda, che coinvolge la vita...
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"Dopo dodici anni vissuti a Korogocho (baraccopoli alla periferia di Nairobi, n.d.r.), sento che non si può che leggere la realtà par-tendo da lì. Da questo deriva il mio non essere neutrale, anche nella fede. La riscoperta che ho fatto della mia fede a Korogocho è quella di un Dio che non è il Dio di faraone, o di Cesare, o di Bush... E’ il Dio della gente che non conta, il Dio degli ultimi. Non basta, però, semplicemente esserci, in luoghi come Korogocho. Si corre il rischio che facciano di voi dei bei santini. Diceva dom Helder Camara (vescovo brasiliano, n.d.r.): -Se do da mangiare ai poveri, mi dicono che sono un santo. Se chiedo perché quella gente è affamata, mi dicono che sono un comunista-. Se non leghiamo la presenza e bisogna essere presenti: è la logica dell’incarnazione alla dimensione politica, non c’è via, non c’è speranza, non cambia nulla, anche se fanno di te un santino. Ecco perché bisogna rimettere in discussione il mondo a partire da questi luoghi. Il contesto di Korogocho mi ha portato a riscoprire il Dio degli oppressi, degli emarginati, degli esiliati, di tutta la gente che noi "buttiamo fuori": è il loro Dio. E ha un sogno per questa gente: un’economia di uguaglianza, realizzata attraverso una politica di giustizia. Non è il Dio che benedice e giustifica il sistema, ma il Dio che ascolta il grido di chi soffre. Alex Zanotelli |
Ecco voglio essere neutrale: perché credo in un Dio che non è neutrale. Dio è dalla parte degli oppressi. Sono loro lo "schieramento" che mi condiziona quando scrivo.
E quando stare dalla loro parte vuol dire denunciare apertamente le cause della povertà…
…allora voglio essere denuncia.
E quando vuol dire criticare anche scelte politiche...
...allora correrò il rischio di sembrare politicamente schierata.
E quando vuol dire mettere in discussione un modello di vita che fa comodo a tutti,
me compresa...
...allora dovrò rischiare di essere impopolare.
(E quant’altro, ancora, vuol dire in questo senso "non essere neutrali"...
...Ma qui le parole non bastano a spiegare.)
Nel mio intento a volte sbaglierò, questo è sicuro. Ma penso sia peggio tacere. Penso sia meglio dire ciò che si ritiene giusto, a costo di scontentare qualcuno, piuttosto che, per non voler scontentare nessuno, non parlare.
molly
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