Soltanto cent'anni fa il fatto che due uomini (i fratelli Wright) erano riusciti a librarsi in volo e a rimanervi per soli 22 secondi passò alla storia come uno degli eventi più miracolosi mai realizzati dall'umanità. Da allora ad oggi i passi da gigante mossi dalla scienza ci hanno portato ad uno sviluppo tecnologico senza eguali. È degli ultimi giorni, infatti, la notizia che due sonde della NASA sono discese con successo su Marte. Esse stanno svolgendo un programma di ricerca di forme di vita primitive nei primi strati della superficie del "pianeta rosso". Naturalmente, la tecnologia moderna non ha soltanto consentito le intrepide imprese spaziali degli avventurosi uomini della Terra, ma, fra i suoi maggiori contributi allo sviluppo della società, ci piace annoverare e sottolineare quelli della protezione della vita e della possibilità di comunicare senza limiti. Pertanto la tendenza della ricerca scientifica ad essere finalizzata all'applicazione tecnologica, può essere sostenuta da valori universali.
Anche dalla ricerca cosiddetta "di base", ossia quella che si occupa di studiare le leggi fondamentali della natura, ci si aspetta un contributo tecnologico, anzi, la ricerca stessa è vista come sorgente primaria dello sviluppo del sistema produttivo. Ad esempio, il presidente dell'INFN, uno degli enti di ricerca più importanti del nostro paese, afferma, in un libro dedicato all'istituto, che "dalla caccia alla particella di Higgs, ai neutrini che si trasformano in volo, ai processi gravitazionali dell'Universo: (sono) tutte ricerche affascinanti", per realizzare le quali sono necessarie tecnologie molto avanzate, "sorgente di innovazione per il mondo esterno. In definitiva noi pensiamo che stia qui il segreto della ricerca di base - e della comunità che la conduce - quale sorgente primaria dello sviluppo del nostro paese, e questo ci spinge ad una serrata e sempre più organizzata azione di trasferimento di conoscenze al sistema produttivo".
Pertanto il contributo fondamentale della scienza sembra essere ancora quello tecnologico. Siamo proprio sicuri che sia quello più importante? Vito Volterra (1860-1944), matematico anconetano, affermava: "eppure il valore della scienza non consiste solo nella sua pratica utilità, né la forza di essa ed il suo punto di appoggio stan solo nel pubblico che si giova dei suoi risultati e ne intuisce con ammirazione le vive sorgenti. Il valore della scienza [...] si rivela eziandio con altre forme ancor più nobili ed elevate: si rivela per gli stessi intimi caratteri del lavoro scientifico, per le soddisfazioni che esso procura. Nella pura e disinteressata ricerca della verità, che ne è il fine supremo, la gioia maggiore del sereno ricercatore sta nell'apprendere, non nel sapere".
Quale progresso morale è suggerito dalla scienza? Dalle parole di Vito Volterra se ne deduce un ruolo fondamentale nella ricerca della Verità, la quale è, o dovrebbe essere, il fermento di tutte le attività umane, con particolare riferimento a quelle intellettuali.
È pertanto inaccettabile ridurre la scienza ad una mera applicazione tecnologica, anzi, come affermava lo stesso Einstein, "è una banalità parlare di ricerca applicata; esiste soltanto l'applicazione della ricerca". Non si può quindi asservire la ricerca scientifica al sistema produttivo e alle esigenze del mercato, ma le si deve lasciare tutta la libertà di progredire nel suo cammino verso la Verità. I limiti vanno invece posti alle applicazioni della scienza che possono portare, se non ben regolamentati, ad eventi catastrofici, come quelli provocati dalle bombe atomiche lanciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki alla fine del secondo conflitto mondiale.