Nel 1990 in Italia era stata emanata una legge (L.185/90) che poneva dei vincoli al commercio delle armi del nostro paese con l'estero. Questa legge imponeva la massima trasparenza nel percorso che le armi avrebbero fatto al momento dell'esportazione. E in questo modo il flusso di questo commercio di morte si era ridotto e, comunque, era molto controllato.
Purtroppo nel 2002 la legge 185/90 è stata smantellata (forse in vista dei conflitti in medioriente...?) e, a tutt'oggi, è molto più facile e "discreto" esportare armi dall'Italia, ma anche dal resto dell'Europa, che segue la stessa politica.
Arriviamo al 2004: nel mese di Aprile l'Istituto per la Ricerca sulla Pace di Stoccolma ci fa sapere che l'UE ha superato gli USA nell'export di armi. Al primo posto resta sempre la Russia col 37% del volume d'affari mondiale, quindi segue l'UE (25,2%) e gli USA (23,5%).
Contemporaneamente il GRIP (Gruppo di Ricerca e di Informazione sulla Pace) dell'Istituto di Studi Internazionali di Ginevra, sotto la supervisione dell'ONU, ha pubblicato un altro rapporto che pone in relazione diretta la diffusione e la circolazione di armi leggere in un paese con la sua situazione economica. Secondo il GRIP la capillare diffusione di armi leggere, in gran parte clandestina, è causa dell'aumento dei costi per la pubblica sicurezza, per i premi assicurativi, nella sanità nella sanità... e oltre a frenare lo sviluppo economico creano comunque una situazione malsana di vita sociale e di criminalità organizzata che a sua volta non permette al paese di crescere. Così il circolo vizioso è ben innescato!!!
Quando i politici del mondo usciranno dalla logica del profitto puro?
Quando le scelte politiche ed economiche saranno dettate dall'etica?