montani": vive nelle acque correnti, a volte anche in laghi e raccolte d'acqua naturali e artificiali, anche in pianura, purché ricevano un costante apporto di acque fresche tutto l'anno. Sapete perché è un indicatore della qualità delle acque? Perché non tollera alcuna forma di inquinamento. Detto in parole semplici: se c'è lui, vuol dire che non c'è inquinamento; se c'è inquinamento, non c'è lui.
Intuite adesso come mai è una specie a serio rischio di estinzione?
Le cause principali, in ordine di importanza, della rarefazione della sua presenza sono:
- l'uso degli antiparassitari agricoli e zootecnici: usati in agricoltura e nell'allevamento;
- l'inquinamento prodotto dagli scarichi non depurati, domestici ed industriali;
- l'alterazione degli habitat (lavori di deviazione dei corsi d'acqua, interventi con mezzi meccanici dentro l'alveo dei fiumi ecc);
- l'eccessivo sfruttamento dei corsi d'acqua, con riduzione della portata;
- la presenza di specie competitrici, che li predano;
- la sovrappesca e il bracconaggio.
E pensare che fino a qualche decennio fa il gambero di fiume era un'abbondante "leccornia": i giovani forse non se ne sono neanche accorti, ma provate a chiedere ai genitori più anziani e ai vostri nonni!
Le quattro province abruzzesi (CH-AQ-PE-TE), le due molisane (CB-IS) e quella marchigiana di Ascoli Piceno stanno attuando insieme il progetto denominato "ASTROPOTAMOBIUS PALLIPES: tutela e gestione nei S.I.C. d'Italia centrale" (S.I.C. sta per Siti di Interesse Comunitario), con un finanziamento comunitario LIFE Natura. L'importo complessivo è di 865.354 Euro, la metà a carico della comunità europea. Questo grazie al fatto che la normativa internazionale e statale prevede misure per la tutela delle specie a rischio. L'obiettivo è la protezione delle ultime popolazioni del nostro gambero di fiume.
Come si procede?
- si studia la presenza delle popolazioni di gambero e della qualità dell'acqua nei siti idonei;
- si produce "novellame" facendo riprodurre i gamberi in appositi centri (uno è il Centro Ittiogenico Sperimentale di Vetoio, nella nostra provincia);
- si "semina", cioè si reintroducono i gamberi in corsi d'acqua adatti allo scopo, ricadenti nei Siti di Interesse Comunitario.
Se questo progetto avrà successo, in futuro il gambero di fiume potrà essere gestito come una risorsa biologica a vantaggio delle comunità locali, uscendo quindi dalla logica puramente protezionistica. Il progetto non vede protagonisti solo gli esperti addetti ai lavori, ma coinvolge in ruoli attivi anche gli appassionati di pesca e le loro associazioni, gli operatori della vigilanza sul territorio e, nelle fasi più avanzate, saranno, anzi, saremo informati e coinvolti tutti noi che viviamo, insieme al gambero, in questo pezzo di mondo non per competere né per farci del male l'un l'altro, ma, al contrario, per conoscerci e convivere nel rispetto reciproco.
Anna Bernardi
Per chi volesse saperne di più, può chiedermi informazioni direttamente o attraverso un' e-mail all'indirizzo l_albero@katamail.com