violenza. La causa è l'occupazione israeliana in terra Palestinese ".
Il diritto di Israele ad esistere in pace e sicurezza deve essere riaffermato dall'autorità palestinese. La proclamazione dello Stato Palestinese a sua volta è inevitabile per il processo di pace; e questo Stato ha bisogno di una vitale unione, non di frammentarietà o di una collezione di particelle smembrate controllate dall'esercito israeliano.
La libertà ha bisogno di ali non di barriere. Una terra per vivere ha bisogno di un popolo che possa muoversi in essa liberamente, per parlare, studiare, lavorare e vivere.
La via per una risoluzione definitiva include, come sostiene il Papa ripetutamente, il coinvolgimento di tutta la comunità internazionale, che fin dall'inizio di questo conflitto ha svolto un ruolo importante. L'istituzione di un Osservatorio Internazionale avrebbe lo scopo di ripartire equamente diritti e doveri dei due popoli interessati, e vigilare affinché gli impegni assunti al "tavolo delle negoziazioni" vengano rispettati e soprattutto condivisi da tutti. La cessazione dell'attività di colonizzazione (il più grande ostacolo alla pace secondo Caritas Internazionale), e la liberazione dei territori occupati dall'esercito è il passo fondamentale del processo di pacificazione. La Terra è dono di Dio e nessun popolo, credo, può essere disposto a cedere la propria terra alla morsa dell'illegalità, dell'ostilità e dell'insidia, né da parte di un altro popolo né di un suo governo. Qualunque forma di violenza atta alla conquista (o riconquista) di un territorio è un affronto all'intera umanità.
Al tavolo della negoziazione non si siedono mai un torto e una ragione, ma due ragioni: la giusta soluzione per Israele e Palestina deve tener conto delle esigenze di entrambe le parti ed evitare (e prevedere) problemi e/o necessità che possono presentarsi negli anni successivi.
Il Vaticano sostiene l'importanza religiosa di Gerusalemme: essa va protetta attraverso uno speciale statuto. Secondo la Santa Sede un accordo può essere negoziato equamente da entrambe le parti: esso deve mirare a riconoscere su Gerusalemme uno statuto speciale, proteso ad assicurare la libertà di religione a tutti, la condizione "legale" per le tre religioni monoteistiche, e il rispetto per la sacralità della città. Il libero accesso ai luoghi sacri è importante tanto per i Palestinesi che per i Musulmani e Cristiani, come per gli Ebrei e per gli Israeliani. L'unica "strategia" che porterà ad una via d'uscita è quella del dialogo e finché Israeliani e Palestinesi continueranno a recriminarsi vicendevolmente fatti e vendette, essi non potranno costruire le fondamenta per la pace.

Non c'è Pace senza Giustizia.
Non c'è Giustizia senza Perdono

S.S. Giovanni Paolo II

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