Gerusalemme Est; nel 1992 erano divenuti 109.784 nel West Bank/Gaza e 141.000 a Gerusalemme Est.
Dagli accordi di Oslo ad oggi il governo israeliano ha permesso la fondazione di numerosissimi insediamento colonici sul territorio palestinese. Nonostante il governo israeliano definisce molti di essi come illegali, la presenza dell'esercito sul suolo palestinese ha tra i suoi compiti la loro protezione.
Il governo supporta inoltre questi coloni con benefici fiscali di vario tipo, sia diretti che indiretti.
Circa il 70% dei neoimmigrati coloni provenienti dall'Europa o dall'America mostra uno spiccato fanatismo ideologico ed un'estrema aggressività nei confronti dei Palestinesi.
Gli insediamenti sottraggono terreni e risorse idriche ai villaggi e interrompono la continuità territoriale palestinese.
Il problema degli insediamenti colonici è uno dei principali ostacoli al processo di pace.
I CHECKPOINT
COSA SONO
Sulla Green Line ci sono i cosiddetti checkpoint (posti di blocco) permanenti.
Essi sono strumenti per evitare che Palestinesi senza autorizzazione penetrino clandestinamente in territorio israeliano.
A COSA "SERVONO"
All'interno dei territori palestinesi occupati, i militari utilizzano checkpoint permanenti e mobili per limitare la libertà di movimento dei Palestinesi, proteggere gli insediamenti israeliani e separare gli uni dagli altri i centri abitati.
La politica di isolamento in sezioni del territorio prevede la sistematica ostruzione o distruzione delle vie di accesso ai centri abitati, attraverso fossati, massi o blocchi di cemento, tumuli di terra, sbarre ed altro. L'esercito regolare israeliano (IDF: Israel Defence Forces) impone coprifuochi e restrizioni in tutti i territori occupati. Vengono dichiarate zone militari chiuse aree che il giorno prima non lo erano: campi agricoli dove i contadini si recano giornalmente a lavorare, zone per la fornitura di acqua ed energia elettrica, aree in cui ci sono ospedali...
I checkpoint mobili possono essere istituiti in qualunque momento e luogo senza preavviso. Per questo chi riesce a recarsi a lavoro (non è detto che gli sia consentito uscire ogni giorno!) o a scuola, non è certo di poter far ritorno a casa alla sera. Proprio a causa della frammentazione dei territori, molti bambini e giovani abbandonano la scuola, e gli adulti perdono il lavoro. L'accesso ai medicinali ed alle cure mediche sono anch'esse sottoposte al "capriccio dei checkpoint". In un comunicato stampa del 15 marzo 2003 l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato: "Dalla fine di febbraio 2003, 90 pazienti israeliani sono morti ai checkpoint israeliani nei territori occupati. Durante gli ultimi 16 mesi 51 donne palestinesi hanno partorito in ambulanze e auto ai checkpoint e 29 neonati sono morti ai checkpoint ".
Anche al personale umanitario, medico e ai giornalisti viene spesso negato l'accesso.
I soldati dei checkpoint hanno autorità insindacabile.