27 gennaio ’45 : il campo di concentramento di Auschwitz è liberato dall’esercito russo. Questa data diventa simbolica tanto che, da qualche anno, è celebrata in tutto il mondo come "giorno della memoria".
27 gennaio ’05: anche oggi, 60 anni dopo, il mondo è invitato a "meditare su quel che è stato"; non una semplice memoria che presto tornerà "dimenticata", ma un momento di pausa per scoprire quanti piccoli o grandi olocausti ancora ci circondano, e dare la possibilità alla storia di insegnarci a cambiare.
Nelle pagine della seconda guerra mondiale molti paganichesi vivevano la giovinezza. La loro memoria è un patrimonio prezioso più di un libro di storia. Il racconto di un’esperienza in cui traspaiono le emozioni vissute è forse l’unica cosa che può farci veramente capire...
Proprio qualche anno fa, Emilio Sorbo ci ha fatto rivivere, col suo racconto pubblicato su L’Albero, l’esperienza della deportazione in un campo-lavoro per prigionieri dei tedeschi.
"Mi sono reso conto con grande stupore, leggendo l’ intervista a Emilio, che io e lui eravamo sullo stesso treno che ci portava dalla Grecia in Germania! Volete conoscere anche la mia storia?". Questo ci ha detto Arcangelo Pasqua quando, un pomeriggio, ci ha cominciato a raccontare...
Mi ero arruolato da poco come volontario in finanza, convinto da un parente che già vi lavorava, quando mi chiamarono alle armi. Partii il 29 ottobre 1942 e mi portò alla stazione Franco Rotellini, detto "Portafieno", con la bicicletta. Arrivammo alla stazione e, per scendere, cademmo tutti e due e pensammo:"Parte proprio bene ‘sta cosa!".
Dopo aver passato una visita a Pescara partimmo per Roma. Finito l’addestramento ci mandarono al confine slavo; l’ultima stazione italiana è Piedicolle e, dopo 18 Km, si arriva alla caserma di Gracova, dove restammo fino al 15 giugno ’43, finché non fummo mobilitati col 5° battaglione destinato in Grecia. Il viaggio fu estenuante: la tradotta pesante (treno riservato al trasporto militare, n.d.r.) camminava due o tre ore e si fermava due o tre giorni! Il 25 luglio eravamo alla stazione di Sofia, in Bulgaria e, visto che era caduto Mussolini, non sapevamo più dove dovevamo andare. Alla fine si decide di andare in Grecia.
Dopo più di un mese di tradotta pesante, finalmente il 30 luglio arrivammo ad Atene. Stavamo da giorni senza mangiare, senza lavarci, per tutto quel tempo seduti su panche di legno. Arrivammo a menarci tra di noi senza sapere il perché, tanto era il nervosismo.
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