Secondo un modo di pensare tutto italiano, la causa di qualsiasi problema è una cattiva amministrazione da parte del potere centrale. Spesso questo atteggiamento è portato all’estremo tanto che il proverbio dà la colpa al governo anche se c’è cattivo tempo!
È vero che negli ultimi mesi di cattivo tempo ce n’è stato molto, ma quest’articolo non si vuole riferire a questi eventi particolari, piuttosto vorrebbe lanciare uno stimolo per riflettere sui cambiamenti climatici a livello globale negli ultimi anni o decenni, senza la pretesa di affrontare un discorso prettamente scientifico, condividendo però qualche riflessione, che forse susciterà qualche altra riflessione in chi legge.
Una quindicina di anni fa la mia maestra di scuola elementare affrontava con noi, in classe, il problema dell’effetto serra. Quindi si impara sin da bambini che un’elevata produzione da parte dell’uomo di anidride carbonica (risultante da tutte le combustioni) e CFC (cloro-fluoro-carburi: prodotti da frigoriferi e bombolette spray) è la causa principale di un assottigliamento dello strato di ozono. Di conseguenza più inquiniamo, meno l’atmosfera ci protegge dalla parte dannosa delle radiazioni solari. Quindi per una serie di fenomeni fisici e biologici, la temperatura globale del Pianeta subisce un innalzamento, con ripercussioni su tutto l’ecosistema Terra. Addirittura nei Paesi sudamericani, più vicini al "buco dell’ozono", nelle ore più calde della giornata è proibito dalla legge esporsi al Sole.
Che cosa possiamo fare noi cittadini per rimediare alla situazione?
Sicuramente un risparmio energetico da parte di tutti darebbe un po’ di respiro al Pianeta.
E che possono fare i politici?
Quando si sono accorti del patatrac (chissà quanti anni prima che l’argomento arrivasse sui banchi di scuola) hanno cercato di correre ai ripari, ma soltanto nel dicembre 1997 (con un Protocollo d’intesa redatto a Kyoto) sono stati stabiliti dei limiti massimi di emissione dei gas nocivi e la loro progressiva riduzione nel tempo. Le nazioni firmatarie decisero di rendere vincolante il documento solamente dopo la ratifica da parte delle nazioni che emettono complessivamente il 55% dell'anidride carbonica. Quel limite è stato raggiunto nel novembre 2004 con l'adesione definitiva della Russia che, da sola, emette nell'atmosfera il 17,4% , così il Protocollo è entrato in vigore il 15 febbraio 2005.
Però, gli scienziati ci informano che per ottenere una inversione di tendenza e ristabilire l’equilibrio energetico per l’ecosistema Terra, bisognerebbe tagliare subito il 60% delle emissioni globali, mentre il Protocollo chiede il 5%. Pertanto si capisce che esso ha un significato di tipo politico e va letto in una prospettiva a lungo termine.
Ma, nonostante le richieste del Protocollo siano così "diplomatiche", perché alcuni Stati (Uniti) che inquinano il Mondo più di altri, ancora non firmano questi documenti? Perché non vogliono decidersi a ridurre le loro emissioni di CO2? Hanno ancora il diritto di farlo, se poi gli effetti negativi si ripercuoteranno sull’intero Pianeta?
...se piove, qualcosa devono fare pure i governi!!