C'erano anche ebrei?
No. Eravamo da tutt’Europa ma nessun ebreo. Tutti soldati più qualche civile preso nei rastrellamenti.
Fuori del campo c’era scritto:
PER IL VITTO NON POTETE RECLAMARE PERCHÈ SIETE PRIGIONIERI
PER IL LAVORO NON POTETE RECLAMARE PERCHÈ SIETE LAVORATORI CIVILI
PER IL MALTRATTAMENTO NON POTETE RECLAMARE PERCHÈ SIETE TRADITORI.
"Wstawàc", era il grido che ci svegliava ogni mattina alle 4.30. In fabbrica si lavorava 12 ore. A mezzogiorno e mezzo ci davano un litro d’acqua con carote, rape e cavoli e, raramente, le patate. Se non realizzavi esattamente il numero di pezzi che ti avevano assegnato non ti davano il buono per mangiare la sera.
Interno del libretto della Borsig. Alla sinistra del volto, nella foto, c'è scritto KG 41; alla destra FAME E qui vi racconto un particolare. Per noi la colazione non esisteva. I tedeschi, invece, trovavano sul comodino caffè freddo e panini con burro e marmellata. Una mattina, mentre un tedesco si era allontanato, io non facevo altro che guardare quei panini finché non mi decisi a prenderne uno, scappai in bagno e lo mangiai. Non appena tornato, lui vide che mancava un panino, ma non si ricordava se l’aveva mangiato prima. Il giorno dopo, trovandomi nella stessa situazione, non mi feci sfuggire quella rara possibilità di mangiare! Ma stavolta c’ero cascato, il tedesco mi aveva controllato e, tornato, mi disse: "In Germania non si ruba, perché se ti vedono ti sparano; tu devi chiedermelo e decido io se dartelo o no". Per me fu una lezione. Da quel momento, tutte le sante mattine, il soldato mi gettava un panino nel tornio. Si chiamava Walter, il nome che ho dato a mio figlio.

Un altro giorno, sempre per la gran fame, Conti Spartaco, un mio compagno romano, mi convinse a prendere un gatto che vedevamo razzolare liberamente; quando lo riportammo nella baracca eravamo in 16 a dovercelo dividere. Nonostante non avessimo neppure il sale, ma solo l’acqua per bollirlo, appena fu cotto ce lo mangiammo in due minuti, anche senza niente. In quel periodo ero arrivato a pesare 41 chili.

Ricordo ancora l’umiliazione che ho provato quella volta in cui, per trovare da mangiare, anche solo delle bucce, stavo rovistando in un secchio dell’immondizia. Un tedesco, passando, mi spinse la testa nel fondo del secchio, privandomi di ogni dignità...

Vuoi raccontarci qualche altro episodio in particolare?
Non vi racconterò degli episodi di violenza, che pure erano all’ordine del giorno, nel rispetto di quei compagni di prigionia che sono stati uccisi. Bastava un nonnulla, anche

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