Binario che portava al campo di concentramento di Auschwitz mio turno, Cutruvi Pietro, un calabrese della mia stessa camerata, mi chiamò, facendomi distrarre. Un olandese ne approfittò scappando verso il bagno al mio posto. Arrabbiatissimo, già stavo pensando a cosa gli avrei fatto appena uscito. D’improvviso una granata colpì la baracca e quell’uomo restò ucciso, "rubandomi la morte". In quel momento capii che sarei tornato a casa, se il destino mi aveva salvato perfino in quell’occasione...
Ci portarono in Polonia e non ci rimpatriavano. Un interprete triestino ci spiegò che avevano chiesto una somma in denaro all’Italia in cambio della nostra liberazione. A settembre, se l’ultimatum non fosse stato rispettato, ci avrebbero deportati in Siberia.
L’Italia questi soldi non li aveva. Li anticiparono gli americani e cominciammo a ripartire.
Arcangelo Pasqua Quando tornai a casa seppi che Corrado, uno dei miei fratelli, era morto, e come lui tanti altri del mio paese. In seguito ebbi l’occasione di guardare i carrarmati americani: pieno di benzina, gomme nuove, in tutto ben equipaggiati. Allora mi resi conto della differenza tra noi e loro: ci avevano mandato a fare la guerra con un “fucile 91” e tre cartucce…!

Tu che hai vissuto questa esperienza, che messaggio vorresti dare ai giovani che non hanno mai vissuto la guerra?
Che nessun figlio di mamma possa mai avere esperienza di guerra e, tanto meno, di prigionia. La guerra è persa sempre. Anche se la vinci è persa, perché porta in sé morti, privazioni e quanto di più brutto esiste. Non usate mai la violenza per risolvere i problemi: non dovrebbero impiegarla gli Stati, e neppure noi (anche se può sembrare un paragone troppo lontano) fin nelle nostre più piccole liti.

a cura di Ele & molly

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