suor Maria Elisabetta
ovvero...
Teresa Pasqua

La lettera che riportiamo di seguito è stata scritta da una ragazza paganichese che ha deciso di vestire l’abito monacale ed entrare in un monastero di clausura. La scelta della clausura crea oggi agli occhi della maggior parte delle persone molto scetticismo ed incomprensione, è per questo motivo che ringraziamo Teresa di aver risposto al nostro invito a raccontare (nelle lettere che dal monastero può inviare alla nostra redazione) la sua storia, il percorso che l’ha condotta a questa scelta e alcuni momenti della sua vita in convento.

Carissimi tutti di Paganica,
sono una vostra paesana, Teresa Pasqua e da poco suor Maria Elisabetta. E’ la prima volta che scrivo a “L’Albero” e sono molto contenta di farlo. Come primo incontro vorrei rendervi partecipi della mia ultima gioia. Il 29 giugno scorso è stato per me e per tutta la mia comunità monastica un giorno meraviglioso e importantissimo: a conclusione del postulandato ho ricevuto l’abito monastico e un nuovo nome, ed è iniziato per me il tempo del noviziato. Durante il tempo di prova ho riflettuto molto sulla chiamata che mi aveva spinta ad entrare in monastero; ho pregato e sono stata aiutata dalla madre Abbadessa e dalle sorelle addette alla formazione in questo cammino. Ho condiviso la vita della comunità che segue la regola di San Benedetto, Ora et Labora, e preghiera , lavoro, studio, momenti di istruzione e formazione hanno riempito i miei giorni. Certo non sempre è stato facile, a volte ho sentito proprio la fatica, la nostalgia dei miei cari e dei miei amici. La voce del Signore si è fatta sempre più forte e positiva, mi ha dato tanta gioia e quando mi è stata comunicata la data scelta per la mia vestizione ho ringraziato il Signore e sono iniziati i preparativi come per ogni festa importante. Ricordo le prime emozioni nel provare l’abito, il pensiero del nome nuovo, segno di una nuova vita che inizia ecc…Il momento più forte è stato il ritiro spirituale guidato da padre Giovanni, francescano di L’Aquila. Durante questo tempo di ritiro ho sperimentato ancora di più l’amore grande che il Signore ha avuto ed ha per me e ho sentito forte questo anche per tutta l’umanità. Ho intuito l’importanza di divenire luce e sale per le genti testimoniando con la mia vita l’onnipotenza e la misericordia di Dio. Infatti molto è risuonata in me la parabola della lucerna sotto il moggio (Mt 5,15) e anche “guai a me se non annunciassi il vangelo”.Finalmente è arrivato il giorno 29 e insieme ai miei cari e a tanti amici è iniziata la cerimonia per la vestizione . Sono uscita dal portone del monastero accompagnata in chiesa da mio padre come una sposa, accolta dal canto “Eccomi” che è risuonato dolcemente nel mio cuore. Dopo il canto del salmo 44 è iniziato il rito . Mi sono avvicinata alla grata del coro e si è svolto un colloquio con la madre in cui chiedevo di essere ammessa all’anno canonico di noviziato. Dopo questo colloquio, le mie sorelline più piccole del noviziato mi

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