Un classico concerto

 

E' sicuramente passato troppo tempo da quando l'Istituzione Sinfonica Abruzzese ha fatto visita ai padiglioni auricolari dei paganichesi amanti della musica per orchestra; tutto questo tempo forse anche perché durante la stagione invernale, nel nostro paese, non c'è un luogo al chiuso, caldo e capiente dove rimanere per un paio di ore a vedere la proiezione di un film o l'esecuzione di un concerto, appunto.
Davanti al rancido immobilismo mentale di certe istituzioni sinfoniche e musicali, ancora una volta l'ISA ha proposto un programma che abbracciava quasi tre secoli di musica: la prima Sinfonia di Beethoven, composta tra il 1799 e il 1800, il concerto di Hummel in Mi bemolle per tromba e orchestra scritto nel 1803, e la Sinfonietta di Panni (nato nel 1940), tratta dall'opera "The Banquet" ed eseguita per la prima volta nel 1998.

Se i teatri d'opera e le ingessate orchestre continueranno ad ignorare autori contemporanei come Panni, proposto nel concerto dello scorso 4 settembre presso la chiesa "del Castello", e chiuderanno vista ed udito per non captare i segnali culturali ed estetici provenienti dalla nuova musica, saranno solo loro a perderci: non potranno far altro che continuare ad osservare l'emorragia di pubblico giovane che già da molti anni si verifica, e quando i numerosi abbonati ottuagenari o le impellicciate signore che affollano le loro sale da concerto passeranno inevitabilmente a miglior vita, il problema del ricambio generazionale di pubblico balzerà ancor più ai loro occhi ( e ancor più al loro bilancio economico).
Certo anche Paganica è stata la prova del nove: il concerto era ad ingresso gratuito, ma non c'erano più di sessanta persone, e se si escludono anche i membri dell'associazione culturale "il Moro" che hanno collaborato per la serata, il numero degli spettatori era ridotto. Cosa vuol dire? Che se si escludono alcuni grandi eventi, la vita quotidiana della musica contemporanea e classica è popolata da platee semivuote: è di fatto l'oggetto di desiderio di una minoranza assoluta.
In barba ai pochi uditori però il direttore d'orchestra Fabio Maestri ha diretto, a mio avviso, in maniera eccellente tutte le composizioni eseguite, con una gestualità precisa, espressiva e mai eccessiva che l'orchestra ha saputo tradurre in belle sonorità, sacrificate, purtroppo, dall'acustica che metteva in riverbero più la sezione dei bassi che dei violini. Per lo stesso motivo la fisarmonica che coloriva l'orchestra (nella composizione di Panni) insieme al sax contralto, con il loro timbro da balera, si percepiva a malapena.
Non brillante l'esecuzione del solista Giuseppe Zanfini che personalmente ho apprezzato molto di più nelle esecuzioni con la formazione "Italian Brass Quintet" di cui è componente.

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