hanno accompagnato in coro. Hanno risuonato con potenza in me le parole proclamate del prologo tratte dalla regola di San Benedetto e così anche il vangelo della lavanda dei piedi. Ricca e significativa è stata l’omelia del vicario generale di Fermo, Mons. Armando Trasarti, il quale ha spaziato sul documento ultimo sulla vita consacrata “Ripartire da Cristo”. Ancora oggi risuonano in me le sue parole: «che sarà di Teresa? Sarà un pezzo di noi, un pezzo di vostro, un pezzo di suo!» Conclusa l’omelia, la madre Abbadessa si è cinta i fianchi con un grembiule e prostratasi in ginocchio ha lavato e baciato il mio piede destro. Importantissimo questo segno di accoglienza nella comunità monastica. In ciascuna monaca che baciava il mio piede avvertivo l’amore profondo e sincero che nutriva per me. Tutte, dalla monaca più anziana alla più giovane, si sono chinate a terra per compiere questo gesto significativo. Per me è stato qualcosa che ha commosso le mie viscere, in quanto mi sono sentita membro vivo della comunità, un pezzo incastonato nel grande puzzle, un piccolo germoglio pronto a sbocciare. A questo momento ha fatto seguito quello non meno importante del taglio dei capelli. La Madre, come segno, ha tagliato una ciocca dei miei lunghi capelli. Questo come donazione completa a Dio di noi stesse. Subito dopo la Abbadessa mi ha consegnato l’abito e con trepidazione sono andata nell’anticoro per indossarlo. E’ stato proprio in questo momento che ho avvertito forte la consapevolezza e l’importanza di ciò che stavo facendo. Mi sono resa ancora più conto che non stavo giocando o recitando, ma che un nuovo capitolo si stava aprendo nella mia vita di giovane ventenne. L’ abito che stavo per indossare era un segno di ciò che sarei dovuta essere per il mondo. Sentivo che il buon Dio mi stava chiamando, stava a me rinnovare quel “si” detto all’inizio; guardavo gli occhi dei presenti e pensavo che avevo bisogno di segni forti di testimonianza, così con questo desiderio forte nel cuore di portare Cristo al mondo, sono tornata in coro rivestita dell’abito monastico. A darmi ancora più coscienza di ciò che stavo facendo è stata la consegna dello scapolare che poggia sulle spalle (scapole) come segno della croce di Cristo. Altra forte emozione è stata la consegna del nome nuovo: suor Maria Elisabetta, che significa “casa di Dio”, ed è tutto un programma!!! Una candela accesa a ricordo delle promesse battesimali. Col cuore in gola ho ringraziato i miei genitori per avermi trasmesso la fede e… ho invitato tutti a un lauto rinfresco. Prima di andare a festeggiare mi sono trovata un attimo sola con le monache, è stato un attimo di gioia, di commozione e di esultanza. Ho tagliato tutti i capelli e poi sono scesa con ritardo, come fanno solitamente le spose, nel chiostro, dove i miei parenti più stretti mi attendevano. Letizia, la nostra fotografa, ci ha fatto le foto e poi tutti al “banchetto nuziale”, preparato da papà, mamma e dalle monache. A tutti un caro saluto e ricordo nella preghiera.
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