A questo punto, il nostro albero magico pensò bene di intervenire.
Cominciò a cullare Arturo e Arnaldo col più dolce dei fruscii, quindi ordinò ad un venticello fresco di soffiare su tutt'e due lo stesso sogno di pace:
Arturo e Arnaldo tornavano a casa fischiettando; poi, arrivati in cucina, versavano i funghi, tutti i funghi, in un unico padellone, mandavano a chiamare moglie e figli e si imbandiva
una bella tavolata tra l'allegria di tutti ...
Nel medesimo istante, i due amici si risvegliarono, felici come Pasque.
"Sai che ho pensato?", dissero all'unisono, e si scoprirono subito d'accordo
su come impiegare i funghi.
Così, sereni e contenti, presero la via del ritorno.
Un altro giorno, Marina e Giorgio, erano usciti per una passeggiata.
Gira e rigira,
si trovarono sotto il grande albero. Ma anche loro -ohimé!-, strada facendo, avevano litigato per un nonnulla, e ora se ne stavano scuri scuri, sotto il grande albero, senza dirsi nemmeno una parola.
L'albero magico allora ascoltò i loro pensieri:
"Se non mi chiede scusa, sta fresco che io gli parlo ancora ...".
"La colpa è sua: tocca a lei fare il primo passo...".
Pensò bene di dar loro una mano, accarezzandoli con molta delicatezza, con i suoi rami. Fu una carezza così dolce che i due, l'una pensando che fosse stato l'altro a mandargli una carezza, si riappacificarono e tornarono a volersi più bene di prima.
Puoi immaginarti la gioia di quell'albero eccezionale...
Se ti capita di passare dalle sue parti, lo vedrai tu stesso: continua a regalare pace a chiunque gli si avvicini.
E attorno a lui è sempre festa.
Liberamente tratto da: "Le favole di Ernesto Olivero. NEL PAESE CHE CONOSCO..."