Saro - Wiwa

poeta dell'Africa post - coloniale

Se vi chiedessi: "chi è Ken Saro-Wiwa?", quanti di voi saprebbero rispondermi? Non è un problema se il numero di quelli che ne hanno sentito parlare è estremamente limitato: neanch’io, prima di intraprendere le mie ricerche su questo personaggio, avevo alcuna idea dell’esistenza di una persona dal carisma tanto significativo ed importante come Ken Saro-Wiwa.
Kenule Benson Saro-Wiwa è uno scrittore Nigeriano, molto apprezzato nei paesi di cultura anglosassone, avendo scritto la quasi totalità della propria produzione artistica in lingua inglese. Fra le sue opere più importanti ricordiamo "Canzoni in tempo di guerra" (1985), "Sozaboy" (1985) e "Una foresta di fiori" (1986); quest’ultimo è una raccolta di piccoli racconti, mentre i primi due sono romanzi. Però, il motivo per cui L’Albero parla di Saro-Wiwa non è quello di esaltare le sue indiscusse doti letterarie, bensì quello di raccontarvi la storia di una persona che tramite i propri studi ed il proprio successo aveva saputo emergere dalla miseria, ma, nonostante avesse fatto il salto di classe, non ha mai dimenticato le sue origini e la sua gente ed ha ricordato fino alla fine che il suo cuore pompava, nelle sue vene, sangue nigeriano. Anzi, dovremmo dire sangue di Ogoni, ossia delle popolazioni che abitano il delta del fiume Niger. Infatti Saro-Wiwa è vissuto cercando di sfruttare la sua popolarità per svelare al suo popolo le ingiustizie che la dittatura militare del suo paese e la presenza della Shell, una grande multinazionale anglo-olandese del petrolio (che peraltro sosteneva il regime autoritario), stavano Una foto di Saro - Wiwa perpetrando ai danni dei civili innocenti. I danni di cui parlava erano dovuti soprattutto ad un "guerra ecologica in Ogoni", che, come egli stesso afferma, "è altamente mortale, tanto più che non è convenzionale. È omicida attraverso i suoi effetti. La vita umana, la flora, la fauna, l’aria cadono ai suoi piedi e, per concludere, è la Terra stessa a morire. È sostenuta in genere da tutti gli strumenti tradizionali che dipendono dalla guerra-propaganda, dai soldi e dalla frode. La vittoria è valutata in base ai profitti e, in questo senso, la vittoria di Shell in Ogoni è stata totale." Questo suo impegno sociale portò Saro-Wiwa alla incarcerazione e ad una ingiusta morte violenta decretata per lui dal tribunale militare nigeriano. Successivamente a tale evento, dalle prove è emerso che Shell, l’obiettivo delle critiche di Saro-Wiwa, è stata implicata nella sua morte. In seguito Naemeka Achebe, General Manager di Shell Nigeria, ha affermato: "per avere un’azienda commerciale che operi degli investimenti, c’è bisogno di un ambiente stabile. La dittatura può darlo!". In questa cruda frase, Achebe ha svelato la realtà dietro cui si trova la retorica del programma attuato Shell, che ha avanzato varie proposte di sviluppo sostenibile davanti al consesso internazionale per avere maggiori consensi, ma in realtà ha una doppia faccia. Tanto che, se da una parte, usando la tecnica di sfruttare rumorosamente il messaggio di uno dei suoi critici, Shell ha presentato la foto di una riunione pro-Ogoni sul suo sito, dall’altra si procura metano attraverso massicce esplosioni di gas, pratica, questa, rigorosamente proibita nei paesi dove la Shell ha le sue sedi (Inghilterra e Olanda) e nella maggior parte dei paesi industrializzati.

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