Il prossimo 10 Novembre si ricorderà la morte di Ken Saro-Wiwa (10/11/1995) con varie manifestazioni in molte parti del mondo. Anche noi vogliamo ricordarlo proponendovi di seguito una "arrangiata" traduzione dell’ultima lettera che scrisse per una rivista inglese chiamata "Mail&Guardian" e pubblicata nel maggio 1995 ed una poesia scritta molto probabilmente anch’essa all’interno del carcere. Prima di lasciarvi alle paroled i Saro-Wiwa vorrei rivolgere a voi la domanda che mi ha accompagnato durante queste mie ricerche: perché di tutto ciò io non sapevo niente? Come avrei potuto fare per saperlo? Chi lo sapeva e non l’ha detto?
Lettera di Ken Saro-Wiwa dalla prigione. Maggio 1995.
È passato un anno dal giorno in cui fui violentemente buttato giù dal letto e condotto in prigione. Sessantacinque giorni in catene, settimane di fame, mesi di torture mentali e, recentemente, i viaggi su di un battello a vapore, in una stanza senz’aria, per comparire davanti alla corte, doppiaggio di un tribunale militare speciale, dove gli atti non lasciavano alcun dubbio sul fatto che il giudizio era già stato scritto in anticipo. E una sentenza di morte senza appello è ormai una certezza.
Pronostico spaventoso? Difficilmente. Gli uomini che ordinano e sovrintendono a questo spettacolo vergognoso, a questa tragica assurdità, sono spaventati dalle parole, dalla forza delle idee, dalla forza della penna, dalle richieste di giustizia sociale e di salvaguardia dei diritti umani. Essi non hanno neanche il senso della storia. Si sgomentano a tal punto di fronte alle parole, che non leggono affatto. E questo costituisce la loro rovina.
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