Non occorre spiegare il legame che abbiamo stretto con loro: basta dire che nel periodo della Perdonanza sono venuti a trovarci qui a Paganica! Di vitale importanza per il nostro gemellaggio è stata la presenza di Suor Teresa, una suora missionaria coordinatrice dei rapporti fra la Diocesi di L’Aquila e quella Molisana.

i Giovanissimi

...« 5,6,7,8… Porompompo’, poromporompompero... Durante quella settimana avevamo scelto il "Porompompero" come grido di battaglia, come intermezzo efficace adatto ad ogni occasione e mi piacerebbe introdurvi alla mia esperienza con quella stessa sonorità, dalla quale noi spesso trovavamo pure un po’ di grinta per presentarci alla gente.
A tutti i lettori dell’Albero vorrei far arrivare un pensiero un po’ particolare, non è niente di arzigogolato, solo una serie di sensazioni che si fanno largo tra chilometri di colline, campi di grano, colori caldi, mare, case belle, case distrutte. Un pensiero che ha voglia di arrivare per raccontarvi quanto è stato bello assaporare la vita dei giovani, vulcani di rabbia e creatività, scontrarsi a volte con gli adulti che hanno bisogno di una spinta in più per ricominciare; provare a raccontarvi l’abbraccio di Concettina , una signora di Bonefro, a me molto cara, e scoprire di essere capaci di stare ore ed ore ad ascoltare semplicemente la sua vita, o a sentire la storia di figli e nipoti emigrati; a non distrarsi troppo nei particolari quando dicevano che la casa non era la loro , che si sarebbero accontentati di un monolocale pur di non stare sotto le macerie/essere vivi. E scontrarmi continuamente con me stessa, quando capivo che avrei potuto offrire di più a quella gente se solo avessi abbandonato alcuni modi di fare troppo rigidi, che mi trattenevano, se solo avessi sperimentato di più l’avere fiducia nelle persone a cominciare dalle piccole cose, da un sorriso, da un "buongiorno!", che di solito tengo nascosti o mostro solo a quelli che conosco.
Vagabondare tranquillamente per il paese ad invitare le persone per qualcosa di bello, qualcosa per cui valeva la pena comunicargli subito l’entusiasmo, e scoprire dietro ogni porticina la vita lunga e difficile e bella di un artigiano, di un impiegato, di una mamma, di un anziano o di chi non aveva "tempo da perdere".
La sera del venerdì siamo stati ai prefabbricati; già ci avevano preannunciato che l’atmosfera era molto diversa da quella che c’era in paese. Nonostante tutto, per quanto potevamo, abbiamo fatto il pieno di grinta che ci è stata utile per i primi quattro o cinque minuti in cui avevamo davanti davvero solo prefabbricati.
A darci speranza sono stati i bambini che, a piedi o sulle biciclette, facevano capolino tra le casette e timidamente si univano mamme, papà e nonni.
Il dono più grande è saper donare.

L. B.

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