Una grande mobilitazione in favore di una pace nella giustizia e nella solidarietà.
Iniziative e manifestazioni, ad un anno dalla guerra in Iraq, all'indomani dell'attentato di Madrid e proprio mentre si riaccende la violenza in Kosovo, per ribadire l'orrore di ogni guerra e la ferma condanna e opposizione al terrorismo.
Un impegno di tutti che deve trovare canali di espressione anche e soprattutto nella quotidianità. Come?
Formando alla conoscenza ed al rispetto della responsabilità reciproca, nei luoghi educativi, nelle realtà ecclesiali, nelle espressioni più diverse del sociale.
In particolare la Caritas Italiana, le Caritas diocesane e, attraverso loro, le comunità ecclesiali locali, a partire proprio da quanto accade, devono sentirsi chiamate, insieme alle altre realtà del mondo cattolico, ad un sempre più intenso e rinnovato impegno educativo, soprattutto verso i giovani.
Ricordiamo ad esempio la promozione del volontariato e la fondamentale esperienza formativa dell'obiezione di coscienza che presso le Caritas diocesane dal 1977 ha coinvolto circa 100.000 ragazzi.
Anche la proposta del servizio civile nazionale aperto ai volontari - alla quale, sempre presso le Caritas diocesane, hanno già aderito 1.855 giovani (in prevalenza ragazze) - può essere un segno importante di educazione e promozione della pace.
Si segnala, in particolare, l'esperienza del servizio civile all'estero in missioni umanitarie (attraverso il progetto "caschi bianchi") vissuta da 54 giovani, anche in luoghi segnati dalla violenza, dalle conseguenze della guerra, da povertà e miseria.
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