L'angolo di INFORMACARITAS

Il 19 marzo scorso, a un anno dall'inizio della guerra in Iraq e all'indomani dell'attentato di Madrid, Caritas Italiana ha diffuso un documento rivolto alle Caritas Diocesane e alle comunità parrocchiali, "chiamate ad un sempre più intenso e rinnovato impegno educativo, soprattutto verso i giovani" per una "grande mobilitazione in favore di una pace nella giustizia e nella solidarietà".
La nostra comunità parrocchiale, cioè tutti noi cristiani che viviamo a Paganica, siamo dunque interpellati da questo invito che la Chiesa ci rivolge tramite il suo organismo pastorale, siamo chiamati a mobilitarci, cioè a "muoverci", ad agire.
Per la pace.
Perché della pace non si può solo parlare. Non si può solo sperarci, stando fermi. Per la pace siamo chiamati ad operare, ad essere Costruttori di pace, sia singolarmente, sia come comunità cristiana che vive qui ed ora.
Sono in tanti a parlare di pace, tutti dicono di volerla, ognuno sembra avere la ricetta in tasca: dove cercare un punto fermo per non restare disorientati?
Noi condividiamo la risposta di Caritas Italiana, che lo indica nella Parola di Dio: "Effetto della giustizia sarà la pace" (Is, 32,17) e pubblichiamo integralmente il documento, nella speranza che i lettori dell'Albero raccolgano l'invito e lo facciano proprio: allora la pace sarà più vicina, perché la pace è possibile. E se possibile, è doverosa.

Costruire la pace

Dalla Caritas proposte di impegno permanente

Una grande mobilitazione in favore di una pace nella giustizia e nella solidarietà.
Iniziative e manifestazioni, ad un anno dalla guerra in Iraq, all'indomani dell'attentato di Madrid e proprio mentre si riaccende la violenza in Kosovo, per ribadire l'orrore di ogni guerra e la ferma condanna e opposizione al terrorismo.
Un impegno di tutti che deve trovare canali di espressione anche e soprattutto nella quotidianità. Come?
Formando alla conoscenza ed al rispetto della responsabilità reciproca, nei luoghi educativi, nelle realtà ecclesiali, nelle espressioni più diverse del sociale.
In particolare la Caritas Italiana, le Caritas diocesane e, attraverso loro, le comunità ecclesiali locali, a partire proprio da quanto accade, devono sentirsi chiamate, insieme alle altre realtà del mondo cattolico, ad un sempre più intenso e rinnovato impegno educativo, soprattutto verso i giovani.
Ricordiamo ad esempio la promozione del volontariato e la fondamentale esperienza formativa dell'obiezione di coscienza che presso le Caritas diocesane dal 1977 ha coinvolto circa 100.000 ragazzi.
Anche la proposta del servizio civile nazionale aperto ai volontari - alla quale, sempre presso le Caritas diocesane, hanno già aderito 1.855 giovani (in prevalenza ragazze) - può essere un segno importante di educazione e promozione della pace.
Si segnala, in particolare, l'esperienza del servizio civile all'estero in missioni umanitarie (attraverso il progetto "caschi bianchi") vissuta da 54 giovani, anche in luoghi segnati dalla violenza, dalle conseguenze della guerra, da povertà e miseria.

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