Nel 1996 in un clima di tensione si tennero nuove elezioni in Israele e il neo eletto primo ministro si alleò con l'estrema destra; avviò, violando di fatto gli accordi di pace, la ripresa della colonizzazione di tutti i territori occupati, impose ripetuti rinvii delle date concordate per l'evacuazione. Tutto ciò fu causa di un acuto ritorno di tensione con l'OLP ed il mondo arabo.
Nuove elezioni nel 1999 portarono Barak come guida per Israele. Il governo del nuovo primo ministro, intenzionato a portare avanti il processo di pace (fino a non escludere il riconoscimento di uno stato arabo-palestinese indipendente), non ebbe però vita facile per i contrasti interni alla coalizione, ed il fallimento delle trattative di pace alla fine del 2000 con Arafat che rifiutò le aperture di Barak, ritenendole insufficienti).
Fallì infatti il vertice di Camp David (promosso e sostenuto dal presidente statunitense B. Clinton): processo di pace di nuovo bloccato sul problema di Gerusalemme, rivendicata sia da Israele sia dai palestinesi come capitale.
Il 28 settembre 2000 Sharon (candidato alle elezioni politiche israeliane) compie un gesto di provocazione senza precedenti: protetto da più di 1000 militari israeliani, entra nel recinto sacro della Spianata delle Moschee (area di Gerusalemme e considerata luogo sacro dai musulmani). Questo provoca la seconda intifada.
Con le elezioni anticipate di febbraio 2001 (a seguito delle dimissioni di Barak), Sharon viene eletto primo ministro: Israele sceglie di imboccare la via della soluzione di forza. Nel 2001-'02 un'ondata di attentati colpisce Israele, che risponde con pesanti rappresaglie nei territori occupati. Tra queste spicca per drammaticità la vicenda della Chiesa della Natività a Betlemme, dentro cui si erano rifugiati cento palestinesi, alcuni dei quali, sospetti terroristi, venivano esiliati alla fine di una lunga trattativa.
In nome della sicurezza israeliana, la Palestina viene militarmente rioccupata e le strutture dell'ANP sistematicamente smantellate. Si apre la stagione degli attacchi suicidi ad obiettivi israeliani.
La nuova ricerca di una soluzione definitiva (attraverso accordi graduali) da parte della comunità internazionale si svolge nel corso del 2003: viene presentato un nuovo piano di pace, denominato Road Map, elaborato da Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite. Questa presentazione rende possibile, dopo due anni di intifada, un incontro tra il primo ministro israeliano e quello palestinese (Abu Mazen).
Successivamente il governo israeliano e il "governo" palestinese (rappresentato appunto da Abu Mazen) approvano la Road Map.
Sembrava ritrovato l'avvio per la strada della pace. Ma il riacuirsi di acerrimi scontri e tensioni (con l'intensificarsi di azioni terroristiche da parte palestinese e conseguenti dure ritorsioni da parte israeliana, cui si è aggiunta una dichiarata fiducia sia israeliana, sia di Bush nell'effettiva volontà di accordo di Arafat e dell'OLP) hanno riportato la situazione ad un livello drammatico.
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