Arte & Co.

Cari lettori dell'Albero, bentornati tra le pagine di questa rubrica che è un po' l'angolo della fantasia. Vi accorgerete probabilmente che non è la solita persona che scrive ma confido nella vostra fiducia per l'arte, che vi spingerà ad andare oltre la forma.
Questa volta vorrei portarvi lontano e attraverso un turbine vorticoso catapultarvi tra le pagine di un libro antico, di 3000 anni fa, partorito dalla mente di un popolo che si rivela attraverso la figura di un cantastorie cieco. Forse avrete capito che il libro in questione è proprio L'Odissea.
No, non fatevi spaventare dall'imponenza di questo nome. Non è mia intenzione portarvi alla scoperta dei suoi 12000 versi, sarebbe un'impresa a dir poco... ciclopica! Semplicemente vorrei farvi partecipi di alcune riflessioni che tali parole, sebbene così antiche, riescono a suscitare in me... immaginate di stare ad ascoltare questo racconto:

"Essi poi nella nave legarono me mani e piedi,
dritto sulla scarpa dell'albero, a questo le corde fissarono
quindi seduti battevano il mare schiumoso coi remi.
Ma come tanto fummo lontani, quanto s'arriva col grido,
correndo in fretta, alle sirene non sfuggì l'agile nave
che s'accostava: e un armonioso canto intonarono.
"Qui presto vieni glorioso Odisseo, vanto degli Achei,
ferma la nave la nostra voce a sentir
nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera
se prima non sente suono di miele, dal labbro nostro la voce..."
Così dicevano alzando la voce bellissima, e allora il mio cuore
voleva sentire e imponevo ai compagni di sciogliermi
coi sopraccigli accennando; ma essi a corpo perduto remavano."
Libro XII v.v.177-194

E così le sirene riescono ad incantare anche Ulisse, che vuole ascoltare a tutti i costi, anche quello di venir attaccato ad un palo. Ma cosa avevano da dire di così estasiante questi esseri? Secondo Omero le loro erano parole ingannevoli, ma io volendo rimanere fedele alla loro visione disneyana, preferisco immaginarli esseri positivi, non riesco ad immaginare che offrissero cose malvagie, ma che donassero agli uomini la loro conoscenza.
Ulisse, naturalmente, l'uomo curioso per eccellenza, non poté tapparsi le orecchie al suono di tale ricchezza: egli voleva conoscere, egli voleva capire (d'altronde è questa sua curiosità smisurata che lo porta ad avere le sue avventure!).
Allora alla luce di questo pensiero mi chiedo chi sarebbe stato Ulisse ai nostri giorni e subito lo immagino alle prese con la scienza: già perché uno scienziato è, come lui, animato dalla curiosità, come lui non ha paura di scoprire ed ascoltare verità non così apparenti, come lui persevera nella sua ricerca anche dopo esser caduto più volte in errore, come lui è animato dalla voglia di arricchirsi piuttosto che rimanere statici per la paura di ciò che è sconosciuto.
Così pur essendo un uomo di 3000 anni fa credo che il suo ruolo nella società lo troverebbe anche oggi come navigatore in quel mare infinito che è la natura.

Ale

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