Dopo il 1967 la guida dell'OLP passò ad una nuova generazione politica, formata da persone ideologicamente concordi nello sforzo di riconoscersi in un nazionalismo palestinese (distinguibile dal nazionalismo arabo) nella convinzione che solo la lotta armata avrebbe potuto porre le basi per l'affermazione dei diritti palestinesi. Il gruppo che maggiormente si mise il luce fu al-Fatah, fondato da Yasser Arafat.
Al-Fatah entrò nell'OLP nel 1969, e subito vi assunse un ruolo guida; Arafat diventò presidente dell'OLP. La resistenza e i gruppi politici e militari si riconobbero con l'OLP.
Nel "settembre nero" del 1970 l'OLP spostò il suo insediamento nel Libano (tutti i combattenti palestinesi furono espulsi dalla Giordania). Presto si determinò una forte tensione alimentata dall'arenarsi di ogni iniziativa diplomatica; si giunse ad una nuova guerra.

Nei campi profughi del Libano (dove la dirigenza palestinese aveva costituito le proprie basi) si trovavano negli anni '70 circa 500.000 palestinesi.
Da lì partivano incursioni contro obiettivi in territorio israeliano.

Il 6 ottobre 1973 scoppiò il quarto conflitto arabo-israeliano, che confermò di nuovo la supremazia di Israele. Nonostante la vittoria, l'impatto psicologico della guerra fu disastroso per gli israeliani il che incrinò notevolmente il prestigio della classe politica di governo. Alle elezioni di dicembre Itzak Rabin fu eletto primo ministro israeliano.
Durante quell'anno L'OLP ottenne il riconoscimento dei vertici arabi (in pratica il diritto a rappresentare il popolo palestinese; nel 1974 venne ammessa come osservatore all'ONU, che ne riconobbe il carattere di entità nazionale. Questo decisivo mutamento spinse l'organizzazione a percorrere le vie della diplomazia, pur senza abbandonare la lotta armata.
Israele continuò a rifiutare di considerare l'OLP un valido interlocutore.
Con gli accordi di Camp David (1978) Israele riconsegnò la penisola del Sinai all'Egitto.
Circa i palestinesi abitanti a Gaza e in Cisgiordania, il nuovo primo ministro israeliano Begin rimase fermo nella convinzione di non poter andare oltre la concessione di una limitata autonomia. L'OLP in ogni modo aveva come obiettivo immediato (sin dal 1974) la costituzione di uno stato palestinese nei territori occupati da Israele nel 1967; in questi luoghi continuavano a insediarsi colonie ebraiche.
Nel 1982 le truppe israeliane entrarono in Libano (operazione "pace in Galilea"), allo scopo di distruggere tutte le basi dell'OLP; molti palestinesi furono costretti a rifugiarsi in vari paesi arabi. Il sanguinoso conflitto attirò su Israele la disapprovazione della comunità internazionale.
Una svolta importante si registrò nel dicembre del 1987, con lo scoppio della prima intifada (=sommossa), la sollevazione spontanea degli abitanti palestinesi dei territori occupati.

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