nei riguardi del gruppo che evidentemente era sempre il benvenuto in tutte le occasioni di festeggiamento in paese. Oltre la pretesa di pagamento della contravvenzione, i carabinieri esigettero la consegna immediata della fisarmonica.... per Dantino fu come se volessero prendergli il cuore, e prima che gliela strappassero dalle mani, con un impeto di passione esclamò: "Se non la potrò avere io, neppure voi!!!"...e la sbatté con tutta la rabbia che aveva per terra. Dopo il ritorno a casa di Dantino, sua madre e suo fratello Umberto si recarono di corsa in piazza per tentare di raccogliere i pezzi, ma il funzionamento dello strumento era definitivamente compromesso.
Non c'era coprifuoco che tenesse al desiderio di "portare" la serenata alla propria fidanzata, che ritualmente non poteva iniziare prima della mezzanotte.
Il "vagabondar musicando usuale era quello delle sere invernali, quando a "giro" si faceva sosta in una o più delle circa quaranta "Pagliare" attive in quegli anni a Paganica.
La squadra musicale era composta dall'immancabile Dantino, Angiulino De Paulis e Alarico "de Mastrachille" con la chitarra, Giovanni "Carrettone" e Giosaffatto Volpe con il mandolino, Alarico Pacifico anch'egli con il mandolino e il clarinetto, ai quali si univano altri che con tamburello acciarino e varie percussioni e voci sostenevano le armonie e i ritmi capeggiati dalla fisarmonica.
La serata iniziava con un appuntamento appena faceva buio, in cui si "contavano" le forze strumentali, e poi si discuteva sul percorso da seguire. La scelta seguiva dei criteri: le pagliare affollate e con presenza di gioventù (soprattutto femminile) erano le preferite, e visitate assiduamente soprattutto quelle in cui c'era la propria spasimante.
Il pagliaio di Aminta (situato al Colle in via delle Volpi 27) e la "Stalla Ripiscini" (in via F.Rossi, prima del civico 16), oltre alla famosa "Sala" del Colle, rispondevano a questi necessari requisiti. In ogni caso prima di bussare alla porta del luogo prescelto, Dantino era solito accostare l'orecchio all'uscio onde evitare di "incappare" nella recitazione di un rosario. Una volta entrati, erano accolti come manna dal cielo in quei luoghi in cui si rinsaldavano i vincoli di umana solidarietà che sollevavano l'anima dalla dura realtà.
La musica era l'eccezione nella vita di Dantino che di professione era muratore: tanta forza nelle mani richiedeva il suo lavoro, e invece tanta delicatezza, agilità e passione metteva nelle sue dita quando sfioravano la tastiera, testimoni fisiche più esterne, quest'ultime, di un calore che nasceva da dentro.
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