Arte & Co.

Cari lettori dell’Albero, siamo giunti alla terza edizione della rubrica di arte, letteratura e quant’altro. Vi sentite pronti a leggere un altro articolo "strano", come tutti quelli che fino ad ora vi ho proposto?
Come la pensate la persona che scrive questi articoli? Io mi ritengo un Sognatore (la S maiuscola non è un errore di battitura!). E come me, chissà quante persone, sotto la coltre infausta di un sembiante che potremmo definire "sociale", nascondono un cuore sognante, più sereno e ribelle di quanto in realtà non sembri!
Probabilmente molti di voi hanno letto "Moby Dick" di Herman Melville; c’è un capitolo di questo romanzo intitolato "La testa d’albero", in cui il protagonista descrive la sua prima guardia in cima all’albero di maestra, dove tutti i marinai, a turno, devono salire per avvistare le balene da cacciare. Provate ad immaginare: l’immensità del mare abbraccia lo sguardo; oltre l’orizzonte non c’è altro che acqua salata che freme e ci mantiene in una dimensione alquanto instabile ed inquietante, con le onde che generano un movimento convulso, ma costante; ora pensate di salire sulla testa d’albero a più d’una ventina di metri di altezza; siete appena arrivati... le onde non hanno più un aspetto terribile, sono solo piccole montagne mobili e flessibili che accompagnano il moto sinuoso che ci sospinge avanti e dietro; si sente (io lo sento!) il suono della nave che le infrange; l’odore del mare non si confonde più con gli odori dell’equipaggio e degli equipaggiamenti, è solo sale e qualcos’altro che forse è legato all’azzuro-verde dell’acqua; quassù non si ha tanto da temere, se dovesse capitare qualcosa alla nave si farebbe presto a tuffarsi fra le braccia spalancate del mare sempre pronto ad accogliere, se l’equipaggio si ammutinasse o qualcuno impazzisse avremmo tutto il tempo di correre ai ripari. Così la tranquillità costituisce l’aria che si respira a quell’altezza; anche i rumori e le grida del capitano o dei marinai sono attutite dalla distanza ed il silenzio regna sovrano su tutto. Ebbene, chi, parlando di sé, non direbbe come il protagonista: "Voglio liberarmi qui la coscienza una volta per sempre e ammettere francamente che la mia guardia era piuttosto infelice. Col problema dell’Universo che mi si rivolgeva dentro, come potevo io, lasciato tutto solo, ad un’altezza talmente generatrice di pensieri, come potevo compiere se non alla leggera il mio dovere di stare alla norma precisa di ogni baleniera: "Apri l’occhio e segnala ogni volta"?". Io mi sento proprio così... e voi? Anzi, a sentir parlare Herman Melville sembra che stia descrivendo proprio me; infatti subito dopo, nello stesso passo, si legge: "E che, a questo punto, pateticamente vi avverta, o armatori di Nantucket! Guardatevi dall’arruolare nei vostri vigilanti equipaggi

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