INTERVISTA ALL'ARCIVESCOVO
Paganica 06/04/2003

Sull'ultimo numero abbiamo pubblicato il manifesto delle norme delle feste religiose-popolari emanato dalla curia della nostra diocesi. Queste norme e i cambiamenti che sono previsti in esse, hanno reso caldo il clima prefestivo.
Noi abbiamo pensato di saperne di più intervistando a proposito il nostro arcivescovo. L'intervista è stata realizzata a Paganica, il 6 Aprile, durante la visita pastorale, quindi 15 giorni prima delle feste. Forse è un bene pubblicarla oggi che tutti hanno visto come sono andate le feste e che il clima sembra tornato sereno.

Come sono nate le norme delle feste popolari-religiose?
Periodicamente si cerca di tradurre in pratica quelli che sono gli orientamenti che hanno dato origine al rinnovamento della liturgia; in concreto nella nostra diocesi c'erano alcuni parroci che avevano delle difficoltà nelle feste, nel far rispettare le norme già note in vigore nella Chiesa. Qualcuno ha sollecitato affinché ciò che già era noto nel codice di diritto canonico, nell'insegnamento della Chiesa, fosse tradotto in norme concrete specifiche per la nostra diocesi.
Così nel Maggio 2001 nasce il famoso documento.

Rispettano una linea nazionale?
Direi universale! La liturgia nella Chiesa ha gli stessi orientamenti in tutto il mondo, certo adattandosi alle diverse culture nazionali.

Quali sono i motivi teologici?
Ribadire come il cristiano è colui che non rifiuta la festa, ma anzi è colui che è chiamato a celebrare la festa in modo pieno, autentico. In fondo la Pasqua, che è la festa centrale dell'anno liturgico, ci ricorda la vittoria di Gesù sulla morte, sul male, sul peccato. Questa è la festa fondamentale!
Le altre feste dell'anno, le feste dei santi, non fanno altro che rendere esplicita questa ricchezza della Pasqua, farci vedere aspetti nuovi di questa festa. La festa cristiana è anche un annuncio della liberazione totale che ci ha portato Gesù morendo e risuscitando per noi, quindi anche nelle sue modalità deve esprimere questa liberazione!

Il linguaggio usato ci è sembrato un po' rigido (es. 'Non sarà tollerato che...')
Il linguaggio forse poteva essere diverso, ma la sostanza è quella! Non credo che ci sia una mancanza di dialogo da parte della Chiesa, dei sacerdoti, dei pastori), è solo un voler ribadire che almeno certi piccoli passi sono irrinunciabili. Gradualmente dobbiamo dare dei segni che ci stiamo adeguando a queste norme che, lo ripeto, non sono un'invenzione del vescovo dell'Aquila, ma le regole della Chiesa universale, sono le norme scaturite dall'ultimo concilio, celebrato quasi 40 anni fa.

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