risponde ai bisogni indotti dall'industria culturale di una società che crea continuamente nuovi modelli di riferimento. Repertori non originali, né vastissimi che però non ci si stancava mai di ascoltare ogni sera (o quasi) durante l'estate, il Carnevale, e soprattutto nelle sere d'inverno, quando ci si riuniva nelle stalle o nei "pagliari".
Chi si recava nei pagliai portava un fiasco di vino, che mescolato con quello portato dagli altri ospiti, era degustato fino al termine della serata.
Più romantiche erano invece le serenate che portavano alle loro fidanzate, o che gli spasimanti di Paganica "comandavano" per le loro "desiderate": per
il pudore di quel periodo due fidanzati non potevano rivolgersi quasi la parola, e le serenate erano così l'unica maniera per dimostrare l'ardore del sentimento. E all'amata si dovevano portare almeno tre serenate perché... " 'na sonata pe' amicizia, due pe' sfregio, tre per amore".
Gè
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