E poi, è stato bello il clima in cui tutto si è svolto, con semplicità, calore, vicinanza. Ho notato come tanti hanno parlato con il Vescovo, come se lo avessero fatto da sempre. A lui sono state affidate le speranze che vengono nutrite nei confronti di questa comunità: che sia sempre di più la cucina di una casa accogliente e sempre meno il salotto buono che si apre solo nelle occasioni importanti, che abbia premura anche per i meno vicini. Il Vescovo, nel concludere l'assemblea, ha voluto ringraziare il Signore con queste parole: "...perché noi sacerdoti ci accorgiamo che avvengono tante cose che solo Dio vede, che noi non conosciamo, e avvengono in questa nostra società, che a volte sembra tanto lontana da Dio, mentre in essa ci sono tante persone che questo Dio lo cercano e lo hanno incontrato". In tanti momenti è uscito molto simpaticamente dagli schemi, come ad esempio quando ha detto: "avete notato come Loreto è riuscito a parlare del bilancio della parrocchia? Di solito, parlare dell' argomento soldi è difficile, lui invece lo ha fatto in modo molto bello e simpatico. Sapete cosa pensavo mentre parlava? Se lo mettessero al posto del ministro Tremonti, le cose in Italia andrebbero meglio!"
Martedì, con i giovani, ha condiviso un sogno: non tenersi per sé le esperienze belle fatte in questa parrocchia, condividerle con tutti i giovani della diocesi, perché "mi rendo conto, incontrandoli, che i giovani vogliono che la Chiesa si interessi a loro".
Giovedì, all'incontro con gli adulti, erano presenti anche tante persone che non frequentano i cammini di fede. E questa è stata una ricchezza, perché la comunità ha presentato il suo volto non solo così come essa lo vede dall'interno, ma, grazie a loro, anche così come lo si vede dall'esterno. E' emerso che ci si aspetta un passo in più da parte di chi fa un cammino di fede verso chi non ne fa parte. Questa richiesta indica un desiderio di essere coinvolti, di cui non si potrà non tenere conto.
Il Vescovo ha ricordato ad ogni catechista qual'è il suo ruolo: quello di accompagnare il fratello sulla soglia dell'incontro con il Signore, e lì fermarsi, perché il resto lo fa il Signore stesso, solo lui.
Dell'incontro con i malati e gli anziani non si può riferire se non che ci sono stati momenti di commozione; sta ad ognuno di noi immaginare l'interno di una camera, un letto, una sedia, l'eucaristia portata lì dove la sofferenza feconda la speranza.
Sabato pomeriggio non è bastato per tutte le domande che i fanciulli volevano fare al Vescovo: ha promesso loro che tornerà per accontentarli tutti. La sera, incontro con le famiglie: che sogno si è avverato! Siamo nei locali del nuovo centro pastorale, dove in dieci giorni è stata pavimentata, imbiancata, arredata di sana pianta un'accogliente, calda, bella sala. In mezzo a noi il Vescovo, ottima cena, seduti comodamente intorno a una tavola dorata, i bambini liberi nella stanza accanto che mangiano, giocano, si rincorrono.
Qualche anno fa sembrava un'utopia irrealizzabile, un'impresa impossibile, e invece siamo qui (e domani, ancora più numerosi per il pranzo comunitario).
Il Vescovo ci chiedeva stupito: "e come avete trovato in pochi giorni chi facesse il pavimento, la pittura, le pulizie...?!"
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